La Chirurgia Bariatrica

La Chirurgia Bariatrica

La chirurgia bariatrica consiste in un insieme di procedure che promuovono la perdita di peso attraverso la riduzione dell’assunzione e/o l’assorbimento degli alimenti. Per poter accedere all’intervento il paziente deve essere fortemente determinato ad attenersi a rigorose linee-guida alimentari ed a svolgere una regolare attività fisica dopo l’intervento. Inoltre, deve accettare di impegnarsi a lungo termine anche per il follow-up psicologico e nutrizionale ed il trattamento medico post-operatorio.
Questi comportamenti sono indispensabili per mantenere i risultati ottenuti con la chirurgia bariatrica.
Subito dopo l’intervento chirurgico bariatrico, il paziente è limitato ad una dieta liquida, che comprende alimenti come brodo o passati o succhi diluiti. Questa linea è adottata fino al recupero completo del tratto gastrointestinale dall’operazione. Nelle fasi successive, il paziente è “costretto” ad assumere solo modeste quantità di cibo, poiché se supera la capacità contenitiva dello stomaco può sperimentare nausea, cefalea, vomito, diarrea, disfagia ecc.
Le restrizioni alimentari dipendono in parte dal tipo di intervento chirurgico. Molti pazienti, ad esempio, avranno bisogno di assumere integratori a vita, per compensare il ridotto assorbimento di nutrienti essenziali.
Attualmente, la chirurgia bariatrica rappresenta un’opzione idonea per i pazienti che:
Presentano una grave obesità;
Non sono riusciti ad ottenere risultati efficaci con un programma alimentare controllato;
Presentano patologie associate, come ipertensione, ridotta tolleranza al glucosio, diabete mellito, iperlipidemia e apnea ostruttiva del sonno;
Presentano un IMC (Indice di massa corporea) > 40 (obesità di III° classe/gravissima);
Presentano IMC > 35 (obesità di II° classe/grave), associato ad almeno una condizione patologica connessa all’obesità in grado di migliorare con la perdita di peso.

Classificazione delle procedure chirurgiche
Le procedure bariatriche possono essere raggruppate in tre categorie principali:
Interventi malassorbitivi
Le procedure chirurgiche malassorbitive riducono l’assorbimento del cibo. Comportano una riduzione irreversibile delle dimensioni dello stomaco e la loro efficacia deriva principalmente dalla creazione di una condizione fisiologica: la cavità gastrica viene collegata alla parte terminale dell’intestino tenue, con conseguente limitazione dell’assorbimento di calorie e nutrienti. Appartengono a questa tipologia:
Diversione biliopancreatica (forma più ampia di bypass gastrico, con la tasca gastrica unita all’ileo. Produce il malassorbimento più estremo);
By-pass digiuno-ileale.

Procedure restrittive
Gli interventi di tipo gastrorestrittivo limitano l’introduzione del cibo mediante una prevalente azione meccanica. Si basano sulla formazione di una piccola tasca gastrica nella parte superiore dello stomaco, che limita il volume gastrico e lascia il canale alimentare in continuità attraverso un orifizio stretto e non dilatabile. Le procedure restrittive agiscono per ridurre la quantità di cibo assunta per via orale. Appartengono a questa tipologia:
Bendaggio gastrico regolabile;
Gastroplastica verticale;
Sleeve gastrectomy (gastrectomia verticale parziale).

Interventi misti
Le procedure bariatriche miste applicano contemporaneamente entrambe le tecniche, come nel caso del bypass gastrico o del mini bypass gastrico o della sleeve gastrectomy con switch duodenale.

Complicanze:
Lo scopo della chirurgia bariatrica è di ridurre il rischio di malattia o morte associato all’obesità.
In generale, le procedure malassorbitive inducono una maggiore perdita di peso rispetto alle procedure restrittive, tuttavia presentano un profilo di rischio più elevato.
Nel postoperatorio, alcune complicanze a breve termine (entro 6 settimane dall’intervento) possono includere emorragie, infezione delle ferite chirurgiche, occlusione intestinale, nausea e vomito (dovuti ad eccesso di cibo o a stenosi nel sito chirurgico).
Altri problemi che possono manifestarsi sono relativi alle carenze di sostanze nutritive, tipiche dei soggetti sottoposti a procedure bariatriche malassorbitive che non assumono vitamine e minerali.

Bibliografia:
B. L., C. M. R., L. C., M. F., S. S.¸Suggerimenti per la valutazione psicologico-psichiatrica del paziente obeso  candidato alla chirurgia bariatrica, Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche
G. G., Obesità e Chirurgia bariatrica, state of mind
sicob.org/00_materiali/attivita_linee_guida.pdf
my-personaltrainer.it/salute-benessere/chirurgia-bariatrica.html
endocrinologiaoggi.it/2011/06/terapia-chirurgica-dellobesita
pazienti.it/malattie/obesita
chirurgiaobesi.it/bendaggio-gastrico.html


Per prenotare una visita per Obesità
con il dott. Angelo Michele Schettino Medico Chirurgo chiamare la segretaria al numero 370 3628299
Per Psicologa – Psicoterapeuta dott.ssa Graziana De Palma numero 328 5858664
Per Dietista dott.ssa Cristina Pari numero 346 2380588

 

IL PALLONE INTRAGASTRICO (BIB)

IL PALLONE INTRAGASTRICO (BIB)

Il pallone intragastrico è un dispositivo che, posizionato all’interno dello stomaco, aiuta ad ottenere un calo di peso. Non si tratta di un intervento chirurgico in senso stretto, bensì di una manovra endoscopica (simile ad una semplice gastroscopia), eseguita generalmente in blanda sedazione farmacologica in modo da attenuare il fastidio della procedura. curaobesita_bibQuello più frequentemente utilizzato consiste in un palloncino di silicone morbido e gonfiabile che viene introdotto attraverso la bocca, sgonfio e sotto controllo endoscopico, fino a raggiungere lo stomaco; solo a questo punto viene riempito con 500 – 700 cc di una soluzione salina sterile miscelata con pochi cc di un colorante che le conferisce una colorazione blu. Lo scopo della colorazione è solo quello di rivelare una eventuale “perdita” del contenuto del palloncino (per esempio, per un difetto di fabbricazione) con conseguente desufflazione (sgonfiamento) del medesimo, che si verifichi dopo il suo posizionamento. Infatti il colorante fuoriuscito dal palloncino viene assorbito dalla mucosa intestinale, passando così nel circolo sanguigno per essere eliminato con le urine le quali assumeranno un insolito colorito verde-bluastro, dando modo al paziente – già opportunamente istruito – di contattare lo Specialista di riferimento per gli eventuali ulteriori accertamenti e/o la rimozione/sostituzione del presidio difettato.
Una volta inserito e gonfiato, il palloncino funge da corpo estraneo che si muove liberamente all’interno dello stomaco, occupando gran parte della sua cavità e quindi riducendone la capacità, inducendo un precoce senso di sazietà dopo l’introduzione di piccole quantità di cibo.
Esso va considerato come trattamento transitorio dell’obesità, anche se in casi molto selezionati può essere impiegato in pazienti non candidabili alla chirurgia bariatrica. Normalmente infatti viene utilizzato in preparazione ad un intervento di chirurgia bariatrica, in maniera da ottenere un calo ponderale che permetta di abbassare quanto possibile il rischio perioperatorio.
Se non subentrano complicazioni e se ben tollerato il palloncino può essere mantenuto in sede per massimo sei mesi, oltre i quali la possibilità che si verifichino complicanze cresce notevolmente.
Salvo complicazioni o casi particolari, durante il periodo di trattamento con BIB il paziente viene monitorato con controlli psicologici e dietistici a cadenza mensile che hanno lo scopo di verificare il grado di tolleranza psicologica e fisiologica (“compliance”), il grado di adesione alle regole, il comportamento alimentare, l’entità e la qualità del calo ponderale, e di fornire di volta in volta informazioni, suggerimenti e supporto utili al raggiungimento dell’obietivo e del benessere psico-fisico del paziente. Al terzo mese viene eseguito pure un controllo medico per fare il punto della situazione in relazione all’obiettivo prefisso, prescrivere eventuali esami di laboratrio che permettano di escludere possibili complicanze o carenze nutrizionali, ecc….
La risposta fisiologica del paziente a questo tipo di procedura varia a seconda del regime dietetico seguito, delle condizioni generali, della presenza di eventuali comorbidità, dell’assunzione di farmaci che influenzino il metabolismo, del tipo e dell’intensità delle attività svolte (è sempre auspicabile una regolare attività fisica a carattere aerobico!).

Controindicazioni alla procedura sono da considerarsi:

  • la presenza di una voluminosa ernia jatale
  • gastrite e/o esofagite in fase attiva
  • ulcere gastriche e/o esofagee

Le complicanze si distinguono in precoci, tra le quali:

  • crampi addominali
  • nausea e vomito (molto frequenti nelle prime 48 – 72 ore dal posizionamento del BIB)
  • lesioni e/o perforazioni viscerali intraprocedurali (stomaco, esofago)
  • aspirazione di contenuto gastrico nei polmoni (“ab ingestis”)

e tardive, tra le quali:

  • nausea e vomito persistenti (oltre le 48-72 ore)
  • senso di pesantezza addominale (il BIB pesa mediamente 500 – 700 gr. !)
  • reflusso gastroesofageo (tosse stizzosa, pirosi retrosternale, ecc…)
  • rallentato svuotamento gastrico
  • lesioni mucose gastriche da decubito e/o da ipersecrezione acida (erosioni, ulcere)
  • occlusione intestinale da migrazione del BIB desufflato (rara)

La gravità di molte di queste complicanze (soprattutto tardive) dipende dalla tempestività della diagnosi;è quindi importante che il paziente contatti tempestivamente il Centro o lo Specialista di riferimento all’insorgere dei sintomi sopradescritti e -comunque- ogniqualvolta registri un qualche dubbio sul regolare decorso del programma.
La rimozione avviene sempre con una manovra endoscopica, in sedazione farmacologica, uguale e contraria a quella con la quale lo si era posizionato. Per evitare il rischio di complicanze legate alla possibile aspirazione di contenuto gastrico nell’albero bronchiale (“ab ingestis”) è importantissimo che lo stomaco non abbia al suo interno ingesti solidi durante la manovra di rimozione del palloncino: per questo è necessario non ingerire cibi solidi e liquidi, rispettivamente nelle 48 ore e 12 ore precedenti la rimozione.

INTERVENTI

INTERVENTI

COME VIENE ESEGUITA?
Tutti gli interventi vengono eseguiti in anestesia generale o con tecnica chirurgica tradizionale laparotomica (oggi in diminuzione, specie per gli interventi maggiormente eseguiti) o con tecnica laparoscopica, meno invasiva (sicuramente il gold standard, anche grazie all’evoluzione tecnologica strumentale, non ultima la proiezione in 3D delle immagini, ad alta definizione, che garantiscono una maggiore precisione nei movimenti):

  • la tecnica chirurgica tradizionale prevede un’incisione di varia dimensione e posizione a seconda del tipo di intervento e delle preferenze del chirurgo;
  • la tecnica laparoscopica viene eseguita introducendo appositi strumenti e una minuscola videocamera nell’addome del paziente, attraverso piccoli fori. Il chirurgo procede con l’operazione osservando le immagini trasmesse su uno schermo e manovrando dall’esterno gli strumenti.

È PERICOLOSA?
Come per tutte la branche della chirurgia, non esiste nessun intervento chirurgico privo di possibili complicanze. Qualsiasi intervento può quindi avere complicanze medico-chirurgiche a volte gravi ed anche potenzialmente mortali, sia nel corso dell’intervento (complicanze intraopertaorie) sia nel decorso perioperatorio (complicanze precoci). Anche nel corso dei mesi e degli anni successivi all’intervento possono subentrare complicanze che possono richiedere un nuovo intervento.
E’ utile sapere che non esiste un intervento ideale per tutti, e che tutti gli interventi oggi proposti (alcuni dei quali ormai in disuso, altri ancora non completamente validati dalle organizzazioni nazionali ed internazionali) presentano aspetti positivi e negativi.
Per ottenere i maggiori vantaggi con il minore rischio di complicanze a distanza, ogni intervento presuppone da parte del paziente periodici controlli medico-chirurgici, psicologici e nutrizionali presso il Centro di riferimento. Durante la fase di perdita di peso, e talora anche a distanza di tempo (in relazione all’intervento subìto) possono essere necessarie integrazioni vitaminiche e minerali.
Tutti gli interventi di chirurgia bariatrica hanno un’esperienza clinica e follow up relativamente limitata nel tempo (alcuni meno di altri), per cui alle complicanze ad oggi note non è possibile escludere se ne possano affiancare altre in futuro.

TIPOLOGIE DI INTERVENTI
Gli interventi chirurgici attualmente in uso in Italia, suffragati da casistiche molto ampie, e da follow-up adeguatamente prolungato si dividono in (in grassetto quello eseguiti regolarmente dalla ns. equipe):

  • Interventi che limitano l’introduzione del cibo con un’azione prevalentemente meccanica (INTERVENTI RESTRITTIVI)
  1. Gatroplastica verticale (sec. Mason o sec Mac Lean)
  2. Bendaggio Gastrico
  3. Sleeve Gastrectomy
  4. Plicatura Gastrica (ormai in abbandono)
  • Interventi ad azione prevalentemente funzionale (INTERVENTI MISTI):
  1. Bypass Gastrico
  2. Bypass Gastrico ad unica anastomosi (mini bypass gastrico)
  • Interventi che limitano l’assorbimento del cibo (INTERVENTI MALASSORBITIVI):
  1. Diversione bilio-Pancreatica (sec. Scopinaro e Duodenal Switch)

BENDAGGIO GASTRICO REGOLABILE LAPAROSCOPICO
Diversamente da altri interventi eseguiti in chirurgia bariatrica, esso non comporta l’asportazione o la sezione di visceri nè la creazione di cortocircuiti (bypass) nel transito alimentare. Per tale motivo è l’intervento tecnicamente più semplice (sempre se eseguito da mani esperte!) ed anatomicamente e funzionalmente facilmente reversibile.
curaobesita_bendaggio-gastricoConsiste nel posizionare un anello di silicone attorno alla parte più prossimale dello stomaco in maniera da creare una piccola tasca gastrica (soprastante l’anello), comunicante con il resto dello stomaco (sottostante l’anello) attraverso uno stretto orifizio (orifizio di svuotamento). Successivamente all’intervento il chirurgo potrà calibrare ambulatorialmente il diametro dell’orifizio di svuotamento della tasca gastrica, aggiungendo o sottraendo piccole quantità di soluzione salina mediante la puntura, attraverso la cute, di una piccola valvola (“port”) posizionata in profondità sulla parete addominale e collegata da un tubicino di silicone all’anello stesso.
Per le sue modalità di funzionamento si tratta di un intervento puramente “restrittivo”. Infatti la tasca gastrica a monte dell’anello ha un volume molto ridotto (20-40 cc) perciò il paziente avvertirà un precoce senso di sazietà anche dopo l’ingestione di modeste quantità di cibo.

I principali vantaggi di questo tipo di intervento sono:

  • la mini-invasività della tecnica laparoscopica, che comporta una rapido recupero dopo l’intervento, una breve degenza (generalmente la dimissione avviene già in seconda giornata post-operatoria) e nessuna incisione addominale ad eccezione di alcune piccole cicatrici in corrispondenza degli accessi laparoscopici (generalmente cinque)
  • la possibilità di “calibrare” ambulatorialmente il bendaggio in maniera personalizzata, in relazione all’entità/velocità/qualità del dimagrimento, alla tolleranza individuale alla restrizione gastrica, a particolari condizioni fisiologiche (es.: gravidanza, parto), all’esigenza di eseguire eventuali indagini diagnostiche (es.: esofago-gastroscopia), ecc…
  • in caso di necessità il bendaggio, pur progettato per rimanere in sede tutta la vita, può essere facilmente rimosso consentendo allo stomaco di ritornare alla forma e dimensioni preesistenti l’intervento
  • mediamente questo intervento, se supportato da una corretta e scrupolosa adesione del paziente alle regole comportamentali, permette una riduzione del peso corporeo variabile tra il 40-50% del peso in eccesso

I principali svantaggi sono:

  • la necessità di una elevata collaborazione da parte del paziente nella gestione del bendaggio (modifiche importanti riguardano la quantità e qualità dei cibi e delle bevande consentite)
  • i risultati nel tempo sono strettamente dipendenti alla capacità di adattamento (“compliance”) del paziente alle regole comportamentali
  • una significativa incidenza di complicanze specifiche che possono compromettere o ritardare il raggiungimento dei risultati (dilatazione della tasca gastrica, infezione del port, rottura del tubicino di connessione tra port e bendaggio), o anche determinare la necessità di rimuovere il bendaggio (slippage della tasca gastrica, migrazione del bendaggio all’interno dello stomaco)

Per ottenere i maggiori vantaggi con il minore rischio di complicanze saranno sempre necessari periodici controlli medici, psicologici e dietistici con lo scopo di verificare il grado di tolleranza psicologica e fisiologica (“compliance”) alla restrizione, il grado di adesione alle regole comportamentali, lo stile di vita appropriato alla nuova condizione, l’entità e la qualità del calo ponderale, e di fornire di volta in volta informazioni, suggerimenti e supporto utili al raggiungimento dell’obiettivo ed alla sua stabilizzazione. Tali controlli saranno più ravvicinati nel primo anno dopo l’intervento, per poi diminuire di frequenza -salvo complicazioni- fino a singoli controlli annuali.

SLEEVE GASTRECTOMY LAPAROSCOPICA
Si tratta di un intervento a carattere sostanzialmente restrittivo che si prefigge l’obiettivo di ridurre drasticamente la quantità di cibo ingerito attraverso la riduzione di volume dello stomaco. A questo pare associarsi un effetto anoresizzante -ormonalmente mediato- probabilmente correlato all’asportazione del fondo gastrico.
curaobesita_sleeve-gastrectomyConsiste in una resezione verticale, parziale, dello stomaco eseguita in genere con tecnica laparoscopica mini-invasiva. Sostanzialmente attraverso l’uso di particolari suturatrici meccaniche, lo stomaco viene verticalmente diviso e sezionato, conferendogli una forma allungata che ricorda quella di una manica (in inglese: Sleeve) il cui volume sarà di 100-150 ml.
In questo modo circa l’80-90% dello stomaco viene asportato e rimosso per sempre dalla cavità addominale: per questo motivo l’intervento si deve considerare irreversibile.
La parte di stomaco che rimane avrà le stesse funzioni di prima dell’intervento, pur osservandosi uno svuotamento gastrico più accelerato.

I principali vantaggi di questo tipo di intervento sono:

  • la mini-invasività della tecnica laparoscopica, che comporta una rapido recupero dopo l’intervento, una breve degenza (generalmente la dimissione avviene già in quarta-quinta giornata post-operatoria) e nessuna incisione addominale ad eccezione di alcune piccole cicatrici in corrispondenza degli accessi laparoscopici
  • relativa semplicità tecnica (se eseguita da chirurghi esperti)
  • rispetta la fisiologia dell’apparato digerente
  • offre buoni risultati in termini di calo ponderale nel breve-medio termine

gli svantaggi:

  • richiede un elevato grado di collaborazione da parte del paziente in quanto gli eccessi alimentari, provocando continui aumenti di pressione all’interno della tasca gastrica, possono provocarne la progressiva dilatazione. Ne consegue la capacità di introdurre progressivamente più cibo, e quindi un arresto del calo di peso o un recupero del peso stesso. La correzione della dilatazione richiede un nuovo intervento chirurgico
  • può favorire episodi di reflusso e/o lo sviluppo di una vera e propria malattia da reflusso gastro-esofageo (che se presente prima dell’intervento ne rappresenta una controindicazione)
  • è controindicato in alcuni disturbi del comportamento alimentare (pazienti spiluccatori e sweet eaters)
  • è gravato, rispetto ad altri interventi a carattere restrittivo o misto, da una maggiore incidenza di fistole gastriche precoci o tardive

Per ottenere i maggiori vantaggi con il minore rischio di complicanze saranno sempre necessari periodici controlli medici, psicologici e dietistici con lo scopo di verificare il grado di tolleranza psicologica e fisiologica (“compliance”) alla restrizione, il grado di adesione alle regole comportamentali, lo stile di vita appropriato alla nuova condizione, l’entità e la qualità del calo ponderale, e di fornire di volta in volta informazioni, suggerimenti e supporto utili al raggiungimento dell’obiettivo ed alla sua stabilizzazione. Tali controlli saranno più ravvicinati nel primo anno dopo l’intervento, per poi diminuire di frequenza -salvo complicazioni- fino a singoli controlli annuali.

BYPASS GASTRICO e MINI BYPASS GASTRICO LAPAROSCOPICO
BYPASS GASTRICO

Questo intervento consiste nella creazione di una piccola tasca gastrica (che non comunica con il resto dello stomaco) che viene a sua volta collegata all’intestino tenue a distanza variabile dal duodeno. Il tratto di intestino che così rimane escluso dal transito degli alimenti (cosiddetto “tratto bilio-pancreatico”) e che conduce le secrezioni digestive viene a sua volta unito -ad una distanza variabile dalla tasca gastrica- al cosiddetto “tratto alimentare” che conduce gli alimenti provenienti dallo stomaco. La confluenza del tratto bilio-pancreatico con quello alimentare dà origine al cosiddetto “tratto comune” nel quale gli alimenti vengono in contatto con i succhi bilio-pancreatici che ne completano la digestione, favorendo l’assorbimento dei nutrienti.

MINI BYPASS GASTRICO (o BY PASS GASTRICO AD UNICA ANASTOMOSI)
Consiste in una variazione tecnica del Bypass Gastrico classico, dal quale differisce per la creazione di un tubulo gastrico verticale lungo, di circa 60 ml di capacità, al quale viene connesso l’intestino tenue ad una distanza di circa 200-250 cm. dal duodeno. Questo tipo di intervento, diversamente dal precedente, comporta il confezionamento di una unica anastomosi (esattamente tra tasca gastrica e intestino) allo scopo di ridurre le manovre chirurgiche necessarie e -prevedibilmente- le complicanze ad esse legate.
In entrambi gli interventi, eseguiti normalmente in laparoscopia, la maggior parte dello stomaco ed il duodeno vengono esclusi completamente dal transito degli alimenti. Analogamente entrambi non comportano l’asportazione di di alcuna parte dell’intestino nè dello stomaco, per cui sono da considerarsi assolutamente reversibili. Si tratta di interventi a meccanismo d’azione non completamente noto, ma che possiamo definire “misto” (restrittivo-metabolico-malassorbitivo). Vi influiscono: il piccolo volume della tasca gastrica, che si riempie rapidamente con una modesta quantità di cibo determinando un precoce senso di sazietà (effetto restrittivo, che è comunque maggiore nel bypass rispetto al mini bypass); l’arrivo di cibo appena masticato in un tratto di intestino che non era abituato a riceverlo in tale forma, determina una riduzione dell’appetito ed una sazietà precoce di grado variabile con un meccanismo verosimilmente ormonale (effetto metabolico); buona parte del cibo resta non digerito e quindi non assorbibile (effetto malassorbitivo, maggiore nel mini-bypass rispetto al bypass tradizionale).
Dopo questi tipi di intervento lostomaco escluso, il duodeno e le vie biliari non sono più esplorabili con le metodiche tradizionali, ma esistono oggi nei centri più attrezzati metodi di indagine alternativi.

I principali vantaggi di questi tipi di intervento sono:

  • la mini-invasività della tecnica laparoscopica, che comporta una rapido recupero dopo l’intervento, una breve degenza (generalmente la dimissione avviene già in quarta-quinta giornata post-operatoria) e nessuna incisione addominale ad eccezione di alcune piccole cicatrici in corrispondenza degli accessi laparoscopici (generalmente quattro)
  • una relativa minore difficoltà di gestione post-operatoria rispetto ad interventi puramente restrittivi (es.: Bendaggio Gastrico Regolabile)
  • risultati mediamente più performanti, anche nel controllo di patologie metaboliche (es.: diabete mellito, s. metabolica)
  • con questi interventi si ottiene mediamente una riduzione del 60-70% del peso corporeo in eccesso, ma con ampia variabilità da caso a caso, soprattutto nel mantenimento del peso a lungo termine

gli svantaggi:

  • durante il periodo di dimagrimento e/o per tutta la vita possono svilupparsi stati carenziali di vario tipo per effetto del malassorbimento ( Ferro, ac. Folico, vit. B12, calcio), che possono essere corretti attraverso l’uso di integratori
  • la possibile intolleranza all’assunzione di alcuni cibi, soprattutto liquidi ad alta concentrazione di zuccheri, che si manifesta con sudorazione, spossatezza, palpitazioni e sensazione di svenimento (cosiddetta “Dumping Sindrome”). E’ solitamente transitoria e soggettiva e si risolve seguendo le norme dietetico-comportamentali suggerite
  • il rischio di ulcere anastomotiche nel punto di unione tra stomaco e intestino, rare, ma più frequenti nei fumatori e bevitori (di qui la necessità di astenersi dal fumo e moderare fortemente l’assunzione di alcool)

Per ottenere i maggiori vantaggi con il minore rischio di complicanze saranno sempre necessari periodici controlli medici, psicologici e dietistici con lo scopo di verificare il grado di tolleranza psicologica e fisiologica (“compliance”) alla restrizione, il grado di adesione alle regole comportamentali, lo stile di vita appropriato alla nuova condizione, l’entità e la qualità del calo ponderale, e di fornire di volta in volta informazioni, suggerimenti e supporto utili al raggiungimento dell’obiettivo ed alla sua stabilizzazione. Tali controlli saranno più ravvicinati nel primo anno dopo l’intervento, per poi diminuire di frequenza -salvo complicazioni- fino a singoli controlli annuali.

DOPO L’INTERVENTO CHIRURGICO

DOPO L’INTERVENTO CHIRURGICO

Dopo un intervento di chirurgia bariatrica, è fondamentale che il paziente sia assiduo nel percorso, che prevede controlli regolari con l’equipe multidisciplinare, al fine di raggiungere un peso sano e mantenerlo, grazie al cambiamento nel proprio stile di vita, senza incorrere in complicanze.
I controlli col chirurgo si effettuano circa ogni 3/4 mesi nel primo anno post intervento, ogni 6 mesi nel secondo anno, e, se tutto procede bene, una volta l’anno in seguito.
I controlli con psicologa e dietista, che si alternano a quelli del chirurgo, si effettuano ogni 30 giorni circa per i primi 3 mesi dall’intervento, ogni 45-60 giorni per altri 6 mesi circa, e si diradano poi nel tempo se il paziente procede bene.
Ad un anno di distanza dall’inizio del percorso, si può proporre al paziente di partecipare ad incontri di gruppo psico-dietistici  ai quali prendono parte pazienti che hanno concluso il percorso individuale, ma continuano ad essere monitorati ed a condividere la propria esperienza con gli altri.
È necessario comunque un controllo individuale all’anno anche successivamente.
In ogni caso, la frequenza del follow up si definisce in base alla soggettività di ogni persona.
Nel primo anno dopo l’intervento è importante essere precisi agli appuntamenti di controllo, per  poter gradualmente riuscire a modificare le abitudini che avevano portato all’obesità e quindi raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge insieme all’equipe.
Dalla nostra casistica personale relativa al 2016, emerge che sul totale di pazienti operati nello scorso anno, circa il 65% è regolare nei controlli chirurgici e psico-dietistici, e sta avendo dimagrimenti ottimali.

…la costanza nel seguire un percorso di lavoro su di sé eleva l’autostima e, di conseguenza, la psiche aiuta a dimagrire più velocemente!

CHE COSA È L’OBESITÀ

CHE COSA È L’OBESITÀ

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la definisce come una condizione caratterizzata da un eccessivo peso corporeo dovuto all’accumulo di tessuto adiposo (grasso) in misura tale da influire negativamente sullo stato di salute generale. Secondo questa organizzazione, nel mondo 1.5 miliardi di adulti (di età superiore ai 20 anni) sono in eccesso di peso…

Scopri di più

QUALI NE SONO LE CAUSE?

QUALI NE SONO LE CAUSE?

L’obesità insorge quando, per lungo tempo, la quantità di calorie introdotte giornalmente con l’alimentazione supera il consumo giornaliero di energia. L’eccesso di calorie viene trasformato ed immagazzinato sotto forma di grasso. A determinare una condizione di obesità possono contribuire anche fattori genetici (familiarità), disordini endocrini e/o metabolici…

Scopri di più

QUALI I POSSIBILI RISCHI?

QUALI I POSSIBILI RISCHI?

L’obesità è considerata un importante fattore di rischio per l’insorgenza di gravi patologie. Un obeso ha un’aspettativa di vita media ridotta di 10 anni (9 per le donne e di 12 negli uomini). I chili di troppo comportano infatti una serie di gravi malattie come il diabete mellito di tipo 2, l’ipertensione arteriosa, l’infarto del miocardio, l’insufficienza respiratoria…

Scopri di più

PREVENZIONE E TERAPIA: COSA FARE?

PREVENZIONE E TERAPIA: COSA FARE?

Alimentazione ed attività fisica. Una sana alimentazione è la prima regola per la prevenzione (ma anche per la terapia) dell’obesità. Una dieta bilanciata deve soddisfare il fabbisogno giornaliero di determinati nutrienti e microelementi, necessari per la salute. Il modo più semplice per garantire al proprio corpo le sostanze adeguate è variare…

Scopri di più