PERCHE’ E’ IMPORTANTE  CAMMINARE

PERCHE’ E’ IMPORTANTE CAMMINARE

Perché consigliamo ai nostri pazienti di camminare ogni giorno?
Non è solo per bruciare calorie!
Una lunga camminata al giorno (ovviamente ciascuno al proprio passo), migliora il livello di salute globale.
Sono numerosi infatti i benefici per corpo e mente che si ottengono facendo un cosa semplice (e gratuita..!) come camminare.

Diversi studi hanno dimostrato che camminare ogni giorno (o in generale, facendo esercizi aerobici a basso impatto) migliora la destrezza motoria e l’efficienza del sistema nervoso in genere,  previene la demenza precoce, riduce il rischio di Alzheimer, riduce lo stress mentale.
Camminare aiuta a prevenire le patologie cardiovascolari (infarti e ictus), si abbassa infatti e si regolarizza la pressione sanguigna, si riducono i livelli di colesterolo (totale e “cattivo”, o LDL), i vasi sanguigni acquistano maggiore elasticità, è facilitato il ritorno venoso (la pianta del piede camminando è sottoposta ad un continuo “massaggio” che stimola la circolazione sanguigna).
Camminare rallenta l’invecchiamento di ossa e cartilagini, aumentando la loro resistenza e quindi riducendo il rischio di fratture.

Inoltre, migliora l’elasticità e la potenza dei legamenti articolari e la forza muscolare.
Camminando migliora la postura, e si riducono così dolori derivanti da posture errate.
Camminando si rinforzano il sistema immunitario e il sistema endocrino.
Aumenta l’ossigenazione nei tessuti, dunque si eliminano più facilmente tossine e scarti dell’organismo (quindi anche a livello di inestetismi cutanei, come pelle impura, cellulite,…).
Camminare ci consente di migliorare il tono dell’umore!!!
Potremmo continuare a lungo enumerando i tanti benefici della camminata, ma questi  ci sembrano sufficienti per darvi una motivazione in più.

Quindi, infiliamoci le scarpette e usciamo a camminare!

 

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con il dott. Angelo Michele Schettino Medico Chirurgo chiamare la segretaria al numero 370 3628299
Per Psicologa – Psicoterapeuta dott.ssa Graziana De Palma numero 328 5858664
Per Dietista dott.ssa Cristina Pari numero 346 2380588

 

Riconoscimento Centro di Eccellenza S.I.C.Ob.

Riconoscimento Centro di Eccellenza S.I.C.Ob.

Con orgoglio pubblichiamo la certificazione che è stata recentemente riconosciuta al dr. Schettino, responsabile del Centro di Chirurgia Bariatrica presso la Casa di Cura San Lorenzino in Cesena, per il Centro di Eccellenza S.I.C.Ob. (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità patologica e delle malattie metaboliche).

Ad oggi è l’unico Centro di Eccellenza in Emilia Romagna.

Il passaggio da Centro Accreditato a Centro di Eccellenza, per la chirurgia dell’obesità patologica, è stato possibile grazie al crescente numero di pazienti operati, alle diverse tipologie di interventi chirurgici eseguiti (bendaggio gastrico regolabile, mini bypass gastrico, sleeve gastrectomy e redo-surgery), all’elevato follow up dei pazienti operati, alla presenza di una sala per la terapia intensiva post operatoria.

Per rispondere alle suddette caratteristiche è fondamentale il lavoro dell’equipe multidisciplinare specializzata, composta dal dott. Schettino Angelo Michele, dalla psicologa dr.ssa Graziana De Palma, dalla dietista dr.ssa Cristina Pari. La nostra equipe lavora insieme, da diversi anni, preparando i pazienti al percorso chirurgico bariatrico ed accompagnandoli nel post operatorio in maniera integrata, come le Linee Guida S.I.C.Ob. richiedono, rispondendo alle esigenze di ogni paziente.

Pertanto, è con entusiasmo che riceviamo una certificazione gratificante per il nostro lavoro di equipe.

 

Dr. Angelo Michele Schettino, medico chirurgo

Dr.ssa Cristina Pari, dietista

Dr.ssa Graziana De Palma, psicologa psicoterapeuta


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La Chirurgia Bariatrica

La Chirurgia Bariatrica

La chirurgia bariatrica consiste in un insieme di procedure che promuovono la perdita di peso attraverso la riduzione dell’assunzione e/o l’assorbimento degli alimenti. Per poter accedere all’intervento il paziente deve essere fortemente determinato ad attenersi a rigorose linee-guida alimentari ed a svolgere una regolare attività fisica dopo l’intervento. Inoltre, deve accettare di impegnarsi a lungo termine anche per il follow-up psicologico e nutrizionale ed il trattamento medico post-operatorio.
Questi comportamenti sono indispensabili per mantenere i risultati ottenuti con la chirurgia bariatrica.
Subito dopo l’intervento chirurgico bariatrico, il paziente è limitato ad una dieta liquida, che comprende alimenti come brodo o passati o succhi diluiti. Questa linea è adottata fino al recupero completo del tratto gastrointestinale dall’operazione. Nelle fasi successive, il paziente è “costretto” ad assumere solo modeste quantità di cibo, poiché se supera la capacità contenitiva dello stomaco può sperimentare nausea, cefalea, vomito, diarrea, disfagia ecc.
Le restrizioni alimentari dipendono in parte dal tipo di intervento chirurgico. Molti pazienti, ad esempio, avranno bisogno di assumere integratori a vita, per compensare il ridotto assorbimento di nutrienti essenziali.
Attualmente, la chirurgia bariatrica rappresenta un’opzione idonea per i pazienti che:
Presentano una grave obesità;
Non sono riusciti ad ottenere risultati efficaci con un programma alimentare controllato;
Presentano patologie associate, come ipertensione, ridotta tolleranza al glucosio, diabete mellito, iperlipidemia e apnea ostruttiva del sonno;
Presentano un IMC (Indice di massa corporea) > 40 (obesità di III° classe/gravissima);
Presentano IMC > 35 (obesità di II° classe/grave), associato ad almeno una condizione patologica connessa all’obesità in grado di migliorare con la perdita di peso.

Classificazione delle procedure chirurgiche
Le procedure bariatriche possono essere raggruppate in tre categorie principali:
Interventi malassorbitivi
Le procedure chirurgiche malassorbitive riducono l’assorbimento del cibo. Comportano una riduzione irreversibile delle dimensioni dello stomaco e la loro efficacia deriva principalmente dalla creazione di una condizione fisiologica: la cavità gastrica viene collegata alla parte terminale dell’intestino tenue, con conseguente limitazione dell’assorbimento di calorie e nutrienti. Appartengono a questa tipologia:
Diversione biliopancreatica (forma più ampia di bypass gastrico, con la tasca gastrica unita all’ileo. Produce il malassorbimento più estremo);
By-pass digiuno-ileale.

Procedure restrittive
Gli interventi di tipo gastrorestrittivo limitano l’introduzione del cibo mediante una prevalente azione meccanica. Si basano sulla formazione di una piccola tasca gastrica nella parte superiore dello stomaco, che limita il volume gastrico e lascia il canale alimentare in continuità attraverso un orifizio stretto e non dilatabile. Le procedure restrittive agiscono per ridurre la quantità di cibo assunta per via orale. Appartengono a questa tipologia:
Bendaggio gastrico regolabile;
Gastroplastica verticale;
Sleeve gastrectomy (gastrectomia verticale parziale).

Interventi misti
Le procedure bariatriche miste applicano contemporaneamente entrambe le tecniche, come nel caso del bypass gastrico o del mini bypass gastrico o della sleeve gastrectomy con switch duodenale.

Complicanze:
Lo scopo della chirurgia bariatrica è di ridurre il rischio di malattia o morte associato all’obesità.
In generale, le procedure malassorbitive inducono una maggiore perdita di peso rispetto alle procedure restrittive, tuttavia presentano un profilo di rischio più elevato.
Nel postoperatorio, alcune complicanze a breve termine (entro 6 settimane dall’intervento) possono includere emorragie, infezione delle ferite chirurgiche, occlusione intestinale, nausea e vomito (dovuti ad eccesso di cibo o a stenosi nel sito chirurgico).
Altri problemi che possono manifestarsi sono relativi alle carenze di sostanze nutritive, tipiche dei soggetti sottoposti a procedure bariatriche malassorbitive che non assumono vitamine e minerali.

Bibliografia:
B. L., C. M. R., L. C., M. F., S. S.¸Suggerimenti per la valutazione psicologico-psichiatrica del paziente obeso  candidato alla chirurgia bariatrica, Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche
G. G., Obesità e Chirurgia bariatrica, state of mind
sicob.org/00_materiali/attivita_linee_guida.pdf
my-personaltrainer.it/salute-benessere/chirurgia-bariatrica.html
endocrinologiaoggi.it/2011/06/terapia-chirurgica-dellobesita
pazienti.it/malattie/obesita
chirurgiaobesi.it/bendaggio-gastrico.html


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Obesità, Dimagrimento e Narcisismo

Obesità, Dimagrimento e Narcisismo

Qualche volta, può sembrare che quasi all’improvviso siano diventate persone felici, che ci sanno fare con tutti, che piacciono e riscuotono grande successo, come se non avessero più alcuna fragilità; eppure le fragilità sono presenti in tutti noi essere umani. Questo essere sempre al centro della ribalta, in effetti, potrebbe essere anche la spia di una profonda insicurezza esistenziale che porta a desiderare l’attenzione degli altri quasi come una vera ossessione.
Si tratta di persone che, successivamente ad un importante dimagrimento, cominciano ad apparire particolarmente egocentriche. Non si tratta necessariamente di persone affette da disturbo di personalità narcisista, ma di tutti coloro che non riescono a vedersi se non al centro di un’immagine di grandiosa apparenza (per nascondere qualche insicurezza).
Nel caso specifico di persone affette da obesità, e che vivono un evidente calo ponderale, si tratta del profondo bisogno di essere riconosciute come persone “nuove”; finalmente, non provano più quel sentimento di vergogna che troppe volte è stato causa di chiusura in se stessi, emarginazione, stati ansioso depressivi, invalidanti per la gestione della vita quotidiana per molto, troppo tempo. Sembra che una persona, intimamente, continui a non piacersi e non stimarsi, spesso solo perché non si conosce abbastanza e si colpevolizza per il suo stato di obesità che lo ha accompagnato fino a qualche mese prima. Per compensare questa insicurezza, che rimane anche dopo il dimagrimento, vuole piacere e conquistare, a tutti i costi, per ottenere così conferme del proprio valore.
Accade di ritrovarsi in compagnia ed osservare la tendenza a monopolizzare la serata, a colpi di battute brillanti, verso un pubblico da sedurre e dal quale ottenere conferme, emerge il voler dare una eccezionale immagine di sé. Inizialmente prende spazio un tratto di personalità appagante per chi lo vive e seducente per chi gli sta intorno. Ma, con il tempo, questa può logorare le relazioni intime e sociali, lasciando lo stesso senso di frustrazione e solitudine vissuto, quasi come costante, negli anni di obesità. Perciò, per dimagrire in maniera sana, è importante affidarsi a percorsi di psico nutrizione e/o chirurgia bariatrica con professionisti specializzati, affinché il processo di dimagrimento venga vissuto in maniera graduale e cercando, il più possibile, di dare spazio ad un sano equilibrio psico fisico.

Dr.ssa Graziana De Palma
Psicologa – Psicoterapeuta
Specializzata in dipendenze patologiche (sostanze stupefacenti, alcol, cibo …)
www.grazianadepalma.it


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Il Metabolismo di Base

Il Metabolismo di Base

Il Metabolismo di Base come chiave per il dimagrimento?
Il Metabolismo di Base (MB) è il dispendio di energia (ovvero di calorie) a riposo psico-fisico e a digiuno da almeno 12 ore, del nostro organismo per compiere le normali attività cellulari.
In una persona adulta sana, il MB incide per circa il 65-75% sulla spesa di calorie giornaliera; certo non è poco, significa che, se una persona assume 2000 kcal/giorno, incide per 1300-1500kcal.
Questi valori sono influenzati, oltre che da età, sesso, fattori genetici, soprattutto dalla attività della massa magra (che non è solo il muscolo!) fino all’80%.
Ma è davvero importante, nel tentativo di perdere peso, cercare qualche rimedio (integratori o altro) che possa aumentare il MB? No!
In realtà, infatti, la quota di incidenza del consumo basale tra una persona sedentaria ed una attiva non varia (abbiamo detto che si aggira tra il 65 e il 75% della spesa calorica giornaliera).
Varia invece il valore sul quale viene calcolata questa quota: la persona sedentaria ha un bisogno giornaliero di calorie inferiore a quella attiva!
Quindi ciò su cui concentrarsi per poter perdere peso non è scovare qualche rimedio miracoloso per alzare il MB, ma aumentare il dispendio energetico totale!
Una regolare attività fisica porta ad un maggiore dispendio di calorie ogni giorno, ad una maggiore attività delle cellule (con un aumento della quota di incidenza del MB da 65 verso 75%), ad un maggior consumo delle “scorte di energia” (tessuto adiposo…).
Insomma… vita attiva, movimento, sport!


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Dieta Mediterranea in Chirurgia Bariatr.

Dieta Mediterranea in Chirurgia Bariatr.

Noi italiani, come gli altri abitanti di paesi del bacino mediterraneo, dovremmo essere paladini di quella che viene chiamata “alimentazione mediterranea”, e che ormai viene riconosciuta in tutto il mondo come stile alimentare capace di prevenire patologie croniche, come l’obesità, legate al benessere e alla sedentarietà.
Ci stiamo invece allontanando dalle nostre sane radici, siamo sempre più influenzati da mode alimentari, e schiacciati da uno stile di vita frenetico, in cui la velocità è arrivata anche in tavola (fast food, ovvero cibi veloci, da mangiare in pochi bocconi, magari in auto o mentre si sta al pc).
In cosa consiste la dieta mediterranea?
La giornata alimentare, anche per chi si è sottoposto ad un intervento di chirurgia bariatrica, dovrebbe essere composta principalmente da cereali (grano, riso, orzo, farro…), patate, sostituti secchi del pane (grissini, fette biscottate, biscotti secchi, …), verdure frutta di stagione e legumi, opportunamente sbucciati o pelati nel caso di persone con bendaggio gastrico, più volte al giorno; carni bianche pesce più volte a settimana; carni rosse o affettati e uova con minore frequenza.
Come condimento, sempre olio extra vergine di oliva usato crudo; invece del sale, spezie e erbe aromatiche (basilico menta peperoncino e chi più ne ha più ne metta!).
Dolci solo per occasioni particolari (come dovrebbe essere!).
La bevanda principale è l’acqua.
Se ci si è sottoposti a chirurgia bariatrica è bene ricordare di bere durante la giornata e anche prima di mangiare, ma di non farlo durante il pasto e per un’ora circa dopo pasto in particolare per chi è portatore di bendaggio gastrico.
Sempre vietate le bevande gassate, anche per altri interventi (mini by pass gastrico, by pass gastrico, sleeve gastrectomy,…)
Quindi…
Cerchiamo di tornare a cibi semplici, evitando il più possibile quelli elaborati, raffinati, industriali, precotti, ecc…; nel bere, evitiamo le bevande confezionate dolcificate, gassate, i superalcolici, i drinks, e preferiamo invece acqua da alternare a tisane o infusi fatti in casa dei gusti a noi più graditi (the, karkadè, ecc..), da gustare caldi d’inverno, freddi in estate.


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Sappiamo cos’è una dipendenza?!?

Sappiamo cos’è una dipendenza?!?

La dipendenza (oggi si usa il concetto più generale di Addiction) è un processo attraverso il quale si produce, inizialmente, un comportamento che può avere la funzione di procurare piacere e di alleviare un malessere interiore. Successivamente, essa si caratterizza per un costante fallimento del suo controllo e per la sua persistenza, a dispetto delle conseguenze negative che produce.
La persona, diventando dipendente, perde il controllo sulla sua stessa vita e, benché desideri uscirne, i tentativi che fa in questo senso si rivelano per lo più fallimentari.
La dipendenza, quindi, nasce dal consumo regolare di una sostanza psicoattiva legale (alcol, tabacco, medicamenti) o illegale (eroina, cocaina, droghe sintetiche, ecc.), ma anche da attività sulle quali la persona perde il controllo (gioco d’azzardo, anoressia, bulimia, sessualità promiscua, ecc.).
Con il termine “dipendenza” , quindi, s’intende un fenomeno complesso che spesso si radica nel vissuto di una persona e non ha una causa definibile in maniera univoca; in quanto, ha radici, spesso antiche, legate alla sua storia evolutiva, alle abitudini di vita quotidiana dell’individuo, alle sue modalità comportamentali. I fattori che possono causarla sono molteplici, di carattere sociale e/o ereditario, ed agiscono, ledendola, anche sulla capacità individuale di far fronte alle differenti situazioni cui ci si confronta.
Dipendenza da sostanze: quando si parla di dipendenze si pensa subito alle sostanze illegali come l’eroina, l’ecstasy o la cannabis, ecc., ma sono altrettanto fonti possibili di dipendenza il tabacco o l’alcol o determinati farmaci che di per sé sono perfettamente legali e socialmente accettati;
Dipendenza da Attività ed Abitudini che, isolate, emergono dalla quotidianità diventando comportamenti compulsivi: sport, pulizia, lavoro, computer, shopping, cibo, gioco d’azzardo, ecc. Per esempio: tutti noi guardiamo la televisione, a volte, senza un vero interesse per ciò che vediamo, oppure mangiamo senza avere fame; quando, però, questi comportamenti diventano irrinunciabili e il soggetto si sente costretto a compierli, pena la frustrazione, l’angoscia ed il malessere, allora si parla di compulsività e di dipendenza. Se il soggetto dipende, per il proprio “benessere”, da tali oggetti gratificatori è affetto da una dipendenza.
Quanto detto finora permette di evidenziare una peculiarità del fenomeno: infatti, si tratta di una patologia caratterizzata da uno sviluppo e da un decorso che richiedono tempi lunghi; non si diventa dipendenti dall’oggi al domani e l’uscita da questo tipo di situazioni può necessitare di ripetuti tentativi e numerosi fallimenti. Le dipendenze non insorgono in maniera repentina ma sono frutto, proprio per il tipo di fattori che ne costituiscono la possibile origine, di un lento, quasi impercettibile, processo.
La problematica, quindi, affonda le proprie radici nel vissuto del soggetto: le esperienze personali, l’educazione, l’ambiente, la famiglia, lo stato d’animo, ecc. sono solo alcuni dei fattori sui quali è possibile che venga a svilupparsi una dipendenza. Per questo motivo il confine tra abitudine e dipendenza è difficilmente tracciabile e d’altro canto, proprio in quanto non si tratta di un confine nettamente demarcato, non è univocamente valicabile (ossia è possibile passare dall’abitudine alla dipendenza e viceversa e questo passaggio può avvenire in maniera reiterata).
Alla luce di tutto ciò, si può quindi comprendere come, nella lotta contro le dipendenze, la prevenzione e la promozione della salute (tanto a livello individuale quanto comunitario ed ambientale) svolgono un ruolo fondamentale, costituendo il benessere psicofisico e sociale un fattore determinante la capacità di ciascun individuo di fare capo quotidianamente alle proprie risorse e competenze e personali.

Dr.ssa Graziana De Palma


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Cosa indicano i colori di frutta e verdura?

Cosa indicano i colori di frutta e verdura?

Ai colori diversi di frutta e verdura si associano sostanze utili all’organismo; è però importante sceglierle di stagione e del territorio, poiché sono al pieno della maturazione quindi più ricchi di sostanze e hanno percorso “meno strada” per arrivare sulle nostre tavole…
Frutta e verdura sono alimenti fondamentali per una alimentazione sana, sono infatti ricchissimi di sali minerali e vitamine, necessari per il buon funzionamento di tutti i processi che avvengono nel nostro organismo.
Inoltre, sono ricchi di fibre, che mantengono pulito l’intestino, e di acqua, il che li rende dei “lassativi” naturali.
È importante scegliere frutta e verdura di stagione e del territorio in cui viviamo, perché è al pieno della maturazione e ha percorso “meno strada” per arrivare in tavola, quindi è più ricca di minerali e vitamine.
Ai diversi colori di frutta e verdure si associano spesso sostanze utili all’organismo, di qui l’importanza di variare più possibile quando li acquistiamo.

BIANCO
Associato spesso alla presenza di allicina o alliina, presente in aglio, cipolla, scalogno, erba cipollina; ha proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antifungine, e dà l’odore caratteristico all’aglio quando ne schiacciamo gli spicchi.
Altri prodotti dal colore bianco sono:
Il cavolfiore, ricco di zolfo, che gli dà l’odore tipico, e di calcio;
la pera ricca di potassio, ottima anche cotta;
la mela, i porri, il finocchio, il sedano.

VERDE
Colore dato dalla clorofilla ma anche dai folati presenti negli ortaggi verdi, come:
asparagi, radicchio, insalata, carciofi, bieta, zucchine, prezzemolo, basilico, spinaci.
Gli spinaci sono particolarmente ricchi di ferro.

ROSSO
Colore dato dai polifenoli e dai carotenoidi:
Pomodoro, ad esempio, ricco di licopene, un carotenoide;
Fragole, ricche di vitamina C (dal potere antiossidante) e di polifenoli.
I carotenoidi hanno una azione antiossidante e antiteratogena, cioè consentono di limitare il depositarsi di placche aterosclerotiche sulle pareti interne dei vasi sanguigni, proteggendo quindi da eventi cardiovascolari (infarti, ictus). Inoltre sono importanti per il meccanismo della visione.
Favoriscono infine il processo dell’abbronzatura.

GIALLO-ARANCIO
Dato anch’esso dalla presenza di polifenoli e carotenoidi, come carota, melone, albicocca, ricchi anche di vitamina A, che è indispensabile per il meccanismo della visione;
Arancia: ricca anche di vit.C (forse non tutti sanno che è nata dall’incrocio tra mandarino e pomelo).

Curiosità: Il tipico colore delle foglie di molte piante in autunno è dovuto alla presenza dei carotenoidi; nelle piante, infatti, questi pigmenti sono normalmente presenti in quantità inferiore rispetto alla clorofilla, quindi durante l’anno la pianta è verde. Quando però nei mesi freddi la pianta si prepara a perdere le foglie, la clorofilla diminuisce rapidamente e restano invece i carotenoidi, che donano alle foglie il tipico colore rossastro dei mesi autunnali.

VIOLA-BLU 
Dato dalla presenza di antociani, ne contengono ad esempio:
uva nera, ciliegia, ribes, sambuco e bacche in genere; contengono anche polifenoli (come il resveratrolo)
I polifenoli hanno azione antiossidante e anti-accumulo di colesterolo.

Curiosità: Polifenoli e antociani sono le stesse sostanze che danno il colore a fiori come la dalia e il fiordaliso, tipico per il colore blu intenso.

Dr.ssa Cristina Pari


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Corpo e Psiche

Corpo e Psiche

Mai come nella nostra epoca il disagio psichico ha preso il sopravvento sull’esistenza dell’uomo.
L’Occidente ha prodotto ricchezze e tecnologie senza precedenti, eppure mai come ai giorni nostri la sofferenza è diventata un leitmotiv delle nostre esistenze.
Quindi, nell’era moderna, in cui tutto è veloce, è sempre più difficile prendere contatto con se stessi; i malesseri psicologici sono sempre più frequenti e spesso si esprimono anche attraverso il corpo. Tuttavia, ancora troppo di frequente si tende a separare i concetti di corpo e psiche come se fossero due mondi lontani dimenticando che, al contrario, sono continuamente in relazione tra loro.
Forse, in un’epoca in cui si è tutti troppo di corsa per potersi ascoltare, è importante fare chiarezza rispetto al significato del termine psicosomatica.
La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la mente ed il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma (corpo), occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni.
Un tempo per disturbo psicosomatico si intendeva solo una malattia organica per la quale non si riusciva a trovare una causa (quasi a dire che un disturbo psicosomatico era un disturbo “inventato”).
Con lo sviluppo delle ricerche che hanno posto in relazione le emozioni ed il corpo, attraverso le variazioni del rilascio di ormoni e neurotrasmettitori (dimostrando un legame “materiale” tra i due mondi), la psicosomatica ha assunto il ruolo della scienza che guarda all’essere umano come un tutto unitario, in cui la malattia può comparire sia come sintomo organico che come sintomo psicologico.
Si può, quindi, sostenere che le malattie psicosomatiche sono quelle che mettono in atto uno dei meccanismi di difesa più arcaico, esprimendo il disagio psichico attraverso il corpo, poiché l’ansia, la sofferenza, le emozioni, sono troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, perciò non trovano una migliore via di scarico immediata che il corpo.
Nelle persone affette da un disturbo psicosomatico, quindi, il disagio psicologico e le emozioni sono presenti, ma non vengono percepite oppure vengono percepite e non espresse perché manca la capacità di espressione simbolica, manca uno spazio mentale in cui sentire il mondo emotivo in maniera analitica.
Si tratta di persone che hanno una organizzazione del pensiero molto ricca di cose concrete, ma povera di espressione delle emozioni, come se sapessero guardare facilmente attorno a se ma senza riuscire o volere guardare dentro di se; a volte, sono in grado di guardarsi dentro ed ascoltarsi ma rimane l’incapacità di esprimere verbalmente il mondo interno.
In un mondo sempre più tecnologico, sono tante le persone che difficilmente riferiscono sentimenti di rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione, non perché non provino tali emozioni, ma perché sono totalmente in difficoltà nel far emergere il loro mondo interno. Tutte le loro capacità difensive, infatti, tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di “distruggere” il proprio corpo.
Perciò i cosiddetti “pazienti psicosomatici” tendono a non essere mai soddisfatti della diagnosi (solitamente restituita dal proprio Medico di Medicina Generale) fino a quando non accettano di affrontare il problema con l’aiuto di uno specialista che gli permetta di individuare e risolvere i meccanismi psichici fallimentari.
I disturbi psicosomatici, quindi, per la loro natura, devono essere affrontati sul duplice fronte: psichico e fisico.
I farmaci possono essere necessari per attenuare i sintomi della malattia fisica, mentre la terapia psicologica è indispensabile per comprendere le radici di essa e risolvere le cause profonde.
Si tratta di un percorso articolato attraverso il quale si deve cogliere cosa sta cercando di dirci la psiche con quel sintomo ed imparare ad esprimere meglio le proprie emozioni, in modo che non tornino più ad esprimersi attraverso il corpo in maniera dannosa sul piano fisico.

Dr.ssa Graziana De Palma
Psicologa – Psicoterapeuta
Specializzata in dipendenze patologiche (sostanze stupefacenti, alcol, cibo …)
www.grazianadepalma.it


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Sono intollerante a qualche alimento?

Sono intollerante a qualche alimento?

…come capire da soli se siamo intolleranti ad una alimento o bevanda.
Le intolleranze si possono manifestare in qualunque momento della vita o non manifestarsi mai. Spesso è facile individuarle da soli, perché con l’assunzione di un cibo o bevanda abbiamo una reazione immediata come dolori addominali crampi gonfiore importante
Sentiamo molto parlare di intolleranze e di allergie alimentari, a volte confondendole tra loro.
Chiariamo cosa siano le une e le altre.
Una intolleranza alimentare è una reazione avversa dell’organismo ad un alimento o bevanda che esso non riesce ad “accettare”, dando quindi sintomi fastidiosi e dolorosi come, per esempio, dolori addominaligonfiore, diarrea.
Nell’intolleranza  non vi è una risposta dell’organismo a livello immunitario,  ma solo a livello metabolico.
Tra le intolleranze più comuni in Italia c’è quella al lattosio (la più diffusa in assoluto), dovuta alla carenza dell’enzima che scinde questo zucchero del latte, con conseguente difficoltà a digerire latte e latticini freschi; ne soffre circa il 60-70% della popolazione.
Molto diffusa anche quella al glutine  (celiachia), per la quale esiste un test scientificamente attendibile; in caso di risultato positivo, i cibi con glutine (presente in  frumento, orzo, farro, segale, kamut, sorgo, spelta, triticale, e tutti i cibi fatti con questi cereali)  vanno sostituiti con quelli che ne sono privi.
Vi sono poi intolleranze ad additivi come solfiti, glutammato, reazioni ad alcool, caffeina, e intolleranze ereditarie particolarmente gravi, favismo e intolleranza al fruttosio.
Tutte le intolleranze si possono manifestare a qualunque età, oppure non manifestarsi mai.
Inoltre, non sempre l’intolleranza viene percepita; infatti, in alcuni soggetti, bere o mangiare piccole quantità di un cibo al quale il proprio organismo è intollerante può non dare alcun sintomo per anni.
Ecco perché ci capita sentire di persone che hanno sempre mangiato certi cibi/bevande e che, ad un certo punto, hanno iniziato ad avvertire fastidi e sintomi legati a questi prodotti.
Una allergia alimentare, invece, è una reazione dell’organismo, causata da un alimento, che scatena una risposta a livello immunologico. Il corpo dà una risposta immunitaria alterata verso una sostanza perché viene scambiata come “nemica”, con produzione di anticorpi.
Tra le più comuni allergie alimentari in Italia vi sono quelle a: latte vaccino, pesce, frutta secca, uova, crostacei, sesamo.
Anche se è difficile stabilire la reale diffusione di intolleranze e allergie in Italia, secondo alcune statistiche vi sarebbero circa 7,5 % di bambini e 2% di adulti intolleranti; 0,5-1% di persone allergiche.

Dr.ssa Cristina Pari


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