Post intervento Chirurgia Bariatrica

Post intervento Chirurgia Bariatrica

I più comuni interventi di chirurgia bariatrica eseguiti oggi sono il bendaggio gastrico regolabile, il bypass gastrico (più spesso nella versione mini bypass gastrico) e la sleeve gastrectomy.
La diversione biliopancreatica invece non è più comunemente praticata per via delle importanti complicanze di malassorbimento di sostanze nutritive.
Dopo una fase comune a tutti gli interventi di alimentazione semi-liquida, semi-solida, si torna infine ad una alimentazione solida.
A seconda dell’intervento fatto, possono presentarsi sintomi diversi e non presenti in tutte le persone (sensazione di nausea, vomito, calo dell’appetito, costipazione, episodi di dumping syndrome,..).
A seconda del tipo di intervento, si possono avere cambiamenti nel gusto del cibo e delle bevande, nell’olfatto, …
Dopo interventi come il bypass o il min bypass gastrico vi possono essere inoltre carenze nutrizionali (come vitamine del gruppo B, vitamina D, acido folico, ferro, calcio, ecc…).
Ecco perché affidarsi ad una equipe che lavora con la chirurgia bariatrica e segue le Linee Guida nazionali della S.I.C.Ob. (Società Italiana della Chirurgia dell’Obesità) è di fondamentale importanza per raggiungere un peso sano e mantenerlo a lungo termine, evitando di incorrere in complicanze anche gravi.
Il chirurgo effettua regolari controlli, anche radiologici, e indica quando necessaria l’assunzione di supplementi (integratori), nelle varie fasi dopo l’intervento, a seconda dell’andamento degli esami ematici che vengono richiesti.
Lo psicologo e il dietista seguono il paziente nel tempo, a supporto dei numerosi cambiamenti (alimentari, psicologici, emotivi,…) in seguito all’intervento.
Per tutti i pazienti sottoposti ad uno di questi interventi, bisogna sempre ricordare di:
Non saltare mai i pasti indicati;
Mangiare cibi sani e nutrienti (cereali, frutta e verdure di stagione, legumi, carni pesci formaggi, uova) evitare cibi malsani e non nutrienti come fast food, cibi industriali, prodotti precotti, dolciumi, snack,…;
Bere molta acqua durante la giornata a piccoli sorsi;
Tagliare il cibo a piccoli pezzi nel piatto e masticare a lungo il boccone prima di deglutire.


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Primavera, che ansia!

Primavera, che ansia!

Arriva la primavera, le giornate si allungano ed aumenta anche il desiderio di stare all’aperto!
Tuttavia, si fanno sentire anche i fastidi del cambio di stagione: ansia, irrequietezza, stanchezza, insonnia, sbalzi di umore, diminuzione dell’attenzione e della concentrazione, nervosismo, problemi respiratori e sindromi depressive. Esiste, infatti, un diretto e proporzionale legame tra benessere e/o malessere psicofisico ed i molteplici cambiamenti di clima e temperatura.
Per molte persone la primavera porta con sé anche l’ansia: il cambiamento di stagione comporta modifiche climatiche che influenzano mente e corpo, i quali si esprimono attraverso sintomi psicologici e fisici. Spesso si tratta dell’acutizzarsi di disturbi preesistenti che agevola la comparsa dell’ansia per motivi di diversa natura.
La persona tendenzialmente ansiosa tende a cercare costantemente un equilibrio che le consenta di restare il più possibile indisturbata e tranquilla; equilibrio che, di solito, raggiunge evitando il più possibile le novità, i cambiamenti, gli stimoli che richiedano un riadattamento.
In primavera il clima diviene instabile e questo mette a dura prova l’equilibrio della persona ansiosa che deve riadattarsi, continuamente, a condizioni che mutano; tali mutamenti possono innescare reazioni ansiose, soprattutto nelle persone particolarmente attente al proprio corpo ed alle sensazioni fisiche che esso trasmette. Inoltre, dal punto di vista psicobiologico, le variazioni di temperatura e luminosità incidono sui livelli di serotonina e melatonina prodotte dall’organismo influenzando sonno ed umore, con aumento di insonnia ed irritabilità, in alcuni casi, anche con l’insorgere di uno “stato depressivo primaverile”. L’organismo produce anche più cortisolo (l’ormone dello stress) per affrontare le giornate, che diventano più lunghe, con il risultato che i soggetti più sensibili agli stimoli climatici ne producano in eccesso sentendosi poi tesi e stanchi anche per via dell’effetto eccitante di questo ormone.
Possono comparire, quindi, mal di testa, ansia, irrequietezza, eccessiva stanchezza, stress, nervosismo, difficoltà cognitive, insonnia, sonno disturbato, tensione, agitazione psicomotoria, apatia, depressione, sbalzi d’umore. In Italia si stima che una persona su 4 viva tali problematiche e disturbi a causa degli sbalzi climatici, e che tre individui su 10 subiscano i medesimi sintomi al passaggio da una stagione all’altra.
È importante non sottovalutare il fatto che una parte del malessere dipenda anche da ciò che accade nel proprio corpo, oltre che nella propria mente.

Drssa Graziana De Palma
www.grazianadepalma.it


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Lo zucchero fa male?!

Lo zucchero fa male?!

Lo zucchero si ricava per estrazione dalla barbabietola da zucchero o dalla canna da zucchero.
Lo zucchero grezzo (che si ricava sia dalla canna da zucchero che dalla barbabietola) è semplicemente uno zucchero non totalmente raffinato.

Lo zucchero bianco
Lo zucchero bianco si ricava dalla barbabietola da zucchero, dalla quale, mediante diversi passaggi a livello industriale, si ricava uno zucchero grezzo di colore giallo brunastro.
Questo zucchero grezzo viene poi raffinato fino ad ottenere lo “zucchero di barbabietola”, bianco e dolcissimo, che tutti conosciamo.
Il processo di produzione dello zucchero bianco è lungo e complesso, e prevede lavorazioni intensive che utilizzano diversi reagenti chimici che permettono di separare e concentrare le sostanze zuccherine (saccarosio) presenti nell’estratto di radice di barbabietola.
Il risultato finale è saccarosio quasi in purezza.
A causa delle intensive lavorazioni a cui è sottoposto, lo zucchero bianco è privo degli elementi nutritivi come vitamine, enzimi, sali minerali presenti in origine nella radice della barbabietola.
Molte persone sostengono che sia addirittura un alimento dannoso per l’organismo.
L’aspetto del quale preoccuparsi maggiormente è l’eventuale presenza di residui di sostanze chimiche utilizzate durante la lavorazione industriale. Su questo potenziale problema non esistono informazioni certe a riguardo, ma i severi controlli della legislazione italiana dovrebbero tranquillizzare chi fa uso di zucchero bianco.

Lo zucchero di canna
Lo zucchero di canna è ottenuto da una pianta di origine tropicale, la canna da zucchero.
A maturazione raggiunta, le canne vengono tagliate e macinate; il succo ottenuto viene raccolto e concentrato mediante l’utilizzo del calore.
Esistono due tipi principali di zucchero di canna, lo zucchero grezzo e quello integrale.
Il più diffuso è lo zucchero grezzo, dall’aspetto granuloso con cristalli di forma regolare e di colore beige tendente al dorato. È ottenuto dall’estratto di canna da zucchero opportunamente trattato e raffinato.

Meno diffuso è lo zucchero di canna integrale.
A differenza di quanto si è portati a credere, lo zucchero di canna non è necessariamente sinonimo di prodotto integrale (e “salutare”), a meno che non sia specificato “integrale”.
È molto facile distinguere fra uno zucchero grezzo ed uno integrale, se non si può consultare la confezione: mentre quello grezzo presenta cristalli di dimensioni regolari ed uniformi, lo zucchero di canna integrale presenta granuli di dimensione variabile, irregolare ed è inoltre caratterizzato da profumo, colore ed aroma intensi e caratteristici.
Quello che cambia fra zucchero bianco e zucchero di canna grezzo è la quantità di minerali e vitamine, che è maggiore nello zucchero di canna grezzo per via dei processi di raffinazione più blandi cui esso è sottoposto. Ad esempio la quantità di calcio è di 56 milligrammi/100 g di zucchero di canna contro 1 milligrammo dello zucchero bianco, oppure la quantità di provitamina A dello zucchero di canna di 4mg mentre è assente in quello bianco. Nello zucchero grezzo di canna sono presenti quantità rilevabili anche di potassio, ferro, sodio e manganese, così come modeste quantità di vitamine del gruppo B e vitamina PP.
Tuttavia, anche se è vero che questi elementi nutritivi sono effettivamente più abbondanti nello zucchero di canna grezzo, è anche vero che lo zucchero non è, e non deve essere, la fonte principale di approvvigionamento di questi elementi indispensabili per la nostra salute.
Le maggiori fonti di vitamine e minerali della nostra alimentazione sono frutta, verdura, acqua: un’alimentazione corretta e bilanciata non si basa certo sull’apporto di quegli elementi contenuti nello zucchero, che sono assolutamente trascurabili.
I potenziali (e, spesso, reali) danni sono dovuti a tutti quegli zuccheri semplici che assumiamo quotidianamente senza accorgercene, perchè presenti nei cibi e nelle bevande che abbiamo in dispensa: dolciumi, gelati, snack, caramelle, merendine, bibite gassate, succhi di frutta e così via.
In questi alimenti sono contenute quantità elevate di zuccheri, ed è proprio qui che andrebbe ricercata la tutela della propria salute.

Dott.ssa Cristina Pari dietista


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Quale attività fisica per perdere peso?

Quale attività fisica per perdere peso?

Lo stile di vita attivo che tutti dovremmo perseguire è quello che integra l’attività fisica nella nostra quotidianità.
Esistono linee guida per la pratica di attività fisica, specifiche per età e particolari condizioni di vita e di salute (gravidanza, disabilità, …).
Ad esempio, per bambini e adolescenti si raccomanda almeno 1 ora di attività fisica al giorno e le attività dovrebbero comprendere esercizi aerobici e di potenziamento muscolare e osseo.
Quest’ultime infatti esercitano una forza sull’osso in grado di promuoverne la crescita ed il rafforzamento. Alcuni esempi sono: corsa, salto della corda, basket, tennis, ecc., che sono anche attività aerobiche.
Per gli adulti sani fino ai 65 anni si raccomanda la pratica di almeno 30 minuti di attività fisica aerobica moderata per 5 giorni alla settimana (almeno 150 minuti) o almeno 20 minuti di attività intensa per 3 giorni alla settimana (almeno 75 minuti).
Un’attività fisica regolare aerobica, ad esempio 30 minuti al giorno, oltre ad aumentare l’efficienza cardiocircolatoria e respiratoria, apporta numerosi effetti positivi sulla salute fisica e mentale.

BENEFICI FISICI
Rallenta l’invecchiamento di ossa e cartilagini, ne aumenta la resistenza, si riduce il rischio di fratture
Migliora la forza muscolare, l’elasticità e la potenza dei legamenti articolari
Migliora la postura e la capacità di assumere atteggiamenti più corretti, quindi si attenuano dolori derivanti da posture errate
Migliora la destrezza motoria e l’efficienza del sistema nervoso in genere
Aumenta la resistenza cardiaca e coronarica; migliora l’irrorazione sanguigna periferica e viene facilitato il ritorno venoso (durante la camminata la pianta del piede viene sottoposta ad un continuo massaggio che stimola la circolazione venosa).
La pressione tende a normalizzarsi
Aumenta la capacità polmonare
Aiuta a prevenire o ridurre obesità e sovrappeso
Si rinforzano il sistema immunitario ed il sistema endocrino
Si riducono i livelli di colesterolo
, in particolare quello cattivo (LDL)

BENEFICI PSICOLOGICI
Aumenta la resistenza agli stress ambientali
Migliora la stabilità emotiva
: la produzione di endorfine abbassa notevolmente le tensioni psichiche legate ad ansia e depressione
Migliora l’autostima e rende più disponibili verso l’ambiente sociale
Favorisce la socializzazione

PER INIZIARE UNA ATTIVITÀ FISICA

  • Usa calzature comode, bene allacciate, che avvolgano bene il piede, e con una suola elastica per attutire il contatto del tallone al suolo.
  • Occhio alla postura: testa eretta, sguardo in avanti, busto verticale, spalle rilassate e braccia che oscillano liberamente in modo coordinato agli arti inferiori
  • Programma le volte che intendi fare attività fisica nella settimana.
  • Usa un diario per annotare quanto cammini ogni giorno e valutare i tuoi progressi: puoi contare il tempo o utilizzare un contapassi.
  • Comincia gradualmente, con 5/10 minuti e aumenta il tempo ogni settimana di 5 minuti fino a d arrivare a camminare almeno 30/45 minuti la maggior parte dei giorni della settimana. Aumenta progressivamente anche l’andatura: prima lenta poi sempre più veloce.
  • Nei limiti consentiti scegli percorsi in ambienti sicuri e poco inquinati.


N.B:
RICORDA!!!
per Attività moderata si intende quando aumenta la frequenza cardiaca, il respiro si fa più veloce ma permette di mantenere una conversazione, aumenta il senso di calore con leggera sudorazione.
per Attività intensa si intende quando il battito cardiaco e la respirazione aumentano la frequenza, aumenta la sudorazione e non è possibile sostenere una conversazione.

Chi desidera dimagrire deve tenere presente che:
A bassa velocità (60-70% della massima frequenza cardiaca), quindi con una attività fisica moderata l’organismo tende a consumare una miscela di zuccheri e grassi.
A velocità superiori (quindi con una attività fisica intensa) la fonte energetica è data quasi esclusivamente dagli zuccheri e la durata dell’allenamento di solito è minore (più il lavoro è intenso e più richiede pause lunghe di recupero).
Ma è soprattutto la soglia del metabolismo a determinare una maggiore efficacia dell’attività fisica prolungata a bassa intensità rispetto a quella con intensità più elevata. Infatti con una attività fisica moderata ma prolungata la soglia del metabolismo resta elevata per molto tempo anche dopo la sospensione dell’allenamento.
Non è la velocità di esecuzione che porta ad un maggior consumo calorico ma il lavoro totale.
Dunque è preferibile svolgere un’attività poco impegnativa ma prolungata (almeno 45-60 minuti) piuttosto che un’attività intensa e breve.


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Ha senso evitare pane e pasta per perdere peso?

Ha senso evitare pane e pasta per perdere peso?

Molte diete drastiche consistono nell’evitare i carboidrati (come pane, pasta e altri amidacei come le patate…) per un certo periodo di tempo; il rapido  calo di peso entusiasma le perosne, ma è davvero un buon dimagrimento…?
Perdere peso in modo sano
Il business delle diete è cresciuto moltissimo negli ultimi decenni, sostenuto dal desiderio delle persone di perdere peso in fretta e con meno fatica possibile.
Molte persone per questo si affidano a regimi alimentari drastici, squilibrati, a volte associati ad  integratori o prodotti dai costi anche importanti, sperando di perdere peso senza andare alla radice delle motivazioni che lo hanno portato ad aumentare nel tempo (stili di vita poco sani, sedentarietà, abitudine a saltare i pasti, mangiare in eccesso fuori pasto o sgranocchia durante il giorno…).
Buona parte delle “diete” malsane si basano sulla privazione di carboidrati (o amidi, come pane, pasta e altri amidacei come le patate…) per un certo periodo di tempo.
Vedendo scendere velocemente l’ago della bilancia, le persone si entusiasmano, ma accade sempre che col tempo si riguadagni il peso perso,  e anche con gli interessi.
Perdere peso velocemente, con regimi drastici e privativi, non solo non è salutare, ma porta spesso all’instaurarsi di quello che viene chiamato “effetto yo-yo”, ovvero il passare ciclicamente da un dimagrimento ad un aumento di peso e così via, cosa alquanto deprimente e frustrante a lungo termine.
In realtà, una alimentazione adeguata al proprio stile di vita ma completa dei tre princìpi nutritivi fondamentali (carboidrati, proteine, grassi) consentirebbe di perdere peso in maniera sana e di mantenere un peso sano nel tempo!
La perdita di peso che corrisponde al vero dimagrimento, infatti, è quella che avviene in maniera lenta, sostenuta da una regolare e moderata attività fisica (per esempio, camminare ogni giorno 30’ o a giorni alterni per 45-60’).
Un buon dimagrimento per una donna è di circa 0,5 kg a settimana (dunque 2kg al mese)!
In questo modo, il corpo brucia regolarmente i grassi di scorta del tessuto adiposo, e il tessuto muscolare viene mantenuto.

Dr.ssa Cristina Pari


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Sappiamo cos’è una dipendenza?!?

Sappiamo cos’è una dipendenza?!?

La dipendenza (oggi si usa il concetto più generale di Addiction) è un processo attraverso il quale si produce, inizialmente, un comportamento che può avere la funzione di procurare piacere e di alleviare un malessere interiore. Successivamente, essa si caratterizza per un costante fallimento del suo controllo e per la sua persistenza, a dispetto delle conseguenze negative che produce.
La persona, diventando dipendente, perde il controllo sulla sua stessa vita e, benché desideri uscirne, i tentativi che fa in questo senso si rivelano per lo più fallimentari.
La dipendenza, quindi, nasce dal consumo regolare di una sostanza psicoattiva legale (alcol, tabacco, medicamenti) o illegale (eroina, cocaina, droghe sintetiche, ecc.), ma anche da attività sulle quali la persona perde il controllo (gioco d’azzardo, anoressia, bulimia, sessualità promiscua, ecc.).
Con il termine “dipendenza” , quindi, s’intende un fenomeno complesso che spesso si radica nel vissuto di una persona e non ha una causa definibile in maniera univoca; in quanto, ha radici, spesso antiche, legate alla sua storia evolutiva, alle abitudini di vita quotidiana dell’individuo, alle sue modalità comportamentali. I fattori che possono causarla sono molteplici, di carattere sociale e/o ereditario, ed agiscono, ledendola, anche sulla capacità individuale di far fronte alle differenti situazioni cui ci si confronta.
Dipendenza da sostanze: quando si parla di dipendenze si pensa subito alle sostanze illegali come l’eroina, l’ecstasy o la cannabis, ecc., ma sono altrettanto fonti possibili di dipendenza il tabacco o l’alcol o determinati farmaci che di per sé sono perfettamente legali e socialmente accettati;
Dipendenza da Attività ed Abitudini che, isolate, emergono dalla quotidianità diventando comportamenti compulsivi: sport, pulizia, lavoro, computer, shopping, cibo, gioco d’azzardo, ecc. Per esempio: tutti noi guardiamo la televisione, a volte, senza un vero interesse per ciò che vediamo, oppure mangiamo senza avere fame; quando, però, questi comportamenti diventano irrinunciabili e il soggetto si sente costretto a compierli, pena la frustrazione, l’angoscia ed il malessere, allora si parla di compulsività e di dipendenza. Se il soggetto dipende, per il proprio “benessere”, da tali oggetti gratificatori è affetto da una dipendenza.
Quanto detto finora permette di evidenziare una peculiarità del fenomeno: infatti, si tratta di una patologia caratterizzata da uno sviluppo e da un decorso che richiedono tempi lunghi; non si diventa dipendenti dall’oggi al domani e l’uscita da questo tipo di situazioni può necessitare di ripetuti tentativi e numerosi fallimenti. Le dipendenze non insorgono in maniera repentina ma sono frutto, proprio per il tipo di fattori che ne costituiscono la possibile origine, di un lento, quasi impercettibile, processo.
La problematica, quindi, affonda le proprie radici nel vissuto del soggetto: le esperienze personali, l’educazione, l’ambiente, la famiglia, lo stato d’animo, ecc. sono solo alcuni dei fattori sui quali è possibile che venga a svilupparsi una dipendenza. Per questo motivo il confine tra abitudine e dipendenza è difficilmente tracciabile e d’altro canto, proprio in quanto non si tratta di un confine nettamente demarcato, non è univocamente valicabile (ossia è possibile passare dall’abitudine alla dipendenza e viceversa e questo passaggio può avvenire in maniera reiterata).
Alla luce di tutto ciò, si può quindi comprendere come, nella lotta contro le dipendenze, la prevenzione e la promozione della salute (tanto a livello individuale quanto comunitario ed ambientale) svolgono un ruolo fondamentale, costituendo il benessere psicofisico e sociale un fattore determinante la capacità di ciascun individuo di fare capo quotidianamente alle proprie risorse e competenze e personali.

Dr.ssa Graziana De Palma


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Cosa indicano i colori di frutta e verdura?

Cosa indicano i colori di frutta e verdura?

Ai colori diversi di frutta e verdura si associano sostanze utili all’organismo; è però importante sceglierle di stagione e del territorio, poiché sono al pieno della maturazione quindi più ricchi di sostanze e hanno percorso “meno strada” per arrivare sulle nostre tavole…
Frutta e verdura sono alimenti fondamentali per una alimentazione sana, sono infatti ricchissimi di sali minerali e vitamine, necessari per il buon funzionamento di tutti i processi che avvengono nel nostro organismo.
Inoltre, sono ricchi di fibre, che mantengono pulito l’intestino, e di acqua, il che li rende dei “lassativi” naturali.
È importante scegliere frutta e verdura di stagione e del territorio in cui viviamo, perché è al pieno della maturazione e ha percorso “meno strada” per arrivare in tavola, quindi è più ricca di minerali e vitamine.
Ai diversi colori di frutta e verdure si associano spesso sostanze utili all’organismo, di qui l’importanza di variare più possibile quando li acquistiamo.

BIANCO
Associato spesso alla presenza di allicina o alliina, presente in aglio, cipolla, scalogno, erba cipollina; ha proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antifungine, e dà l’odore caratteristico all’aglio quando ne schiacciamo gli spicchi.
Altri prodotti dal colore bianco sono:
Il cavolfiore, ricco di zolfo, che gli dà l’odore tipico, e di calcio;
la pera ricca di potassio, ottima anche cotta;
la mela, i porri, il finocchio, il sedano.

VERDE
Colore dato dalla clorofilla ma anche dai folati presenti negli ortaggi verdi, come:
asparagi, radicchio, insalata, carciofi, bieta, zucchine, prezzemolo, basilico, spinaci.
Gli spinaci sono particolarmente ricchi di ferro.

ROSSO
Colore dato dai polifenoli e dai carotenoidi:
Pomodoro, ad esempio, ricco di licopene, un carotenoide;
Fragole, ricche di vitamina C (dal potere antiossidante) e di polifenoli.
I carotenoidi hanno una azione antiossidante e antiteratogena, cioè consentono di limitare il depositarsi di placche aterosclerotiche sulle pareti interne dei vasi sanguigni, proteggendo quindi da eventi cardiovascolari (infarti, ictus). Inoltre sono importanti per il meccanismo della visione.
Favoriscono infine il processo dell’abbronzatura.

GIALLO-ARANCIO
Dato anch’esso dalla presenza di polifenoli e carotenoidi, come carota, melone, albicocca, ricchi anche di vitamina A, che è indispensabile per il meccanismo della visione;
Arancia: ricca anche di vit.C (forse non tutti sanno che è nata dall’incrocio tra mandarino e pomelo).

Curiosità: Il tipico colore delle foglie di molte piante in autunno è dovuto alla presenza dei carotenoidi; nelle piante, infatti, questi pigmenti sono normalmente presenti in quantità inferiore rispetto alla clorofilla, quindi durante l’anno la pianta è verde. Quando però nei mesi freddi la pianta si prepara a perdere le foglie, la clorofilla diminuisce rapidamente e restano invece i carotenoidi, che donano alle foglie il tipico colore rossastro dei mesi autunnali.

VIOLA-BLU 
Dato dalla presenza di antociani, ne contengono ad esempio:
uva nera, ciliegia, ribes, sambuco e bacche in genere; contengono anche polifenoli (come il resveratrolo)
I polifenoli hanno azione antiossidante e anti-accumulo di colesterolo.

Curiosità: Polifenoli e antociani sono le stesse sostanze che danno il colore a fiori come la dalia e il fiordaliso, tipico per il colore blu intenso.

Dr.ssa Cristina Pari


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Corpo e Psiche

Corpo e Psiche

Mai come nella nostra epoca il disagio psichico ha preso il sopravvento sull’esistenza dell’uomo.
L’Occidente ha prodotto ricchezze e tecnologie senza precedenti, eppure mai come ai giorni nostri la sofferenza è diventata un leitmotiv delle nostre esistenze.
Quindi, nell’era moderna, in cui tutto è veloce, è sempre più difficile prendere contatto con se stessi; i malesseri psicologici sono sempre più frequenti e spesso si esprimono anche attraverso il corpo. Tuttavia, ancora troppo di frequente si tende a separare i concetti di corpo e psiche come se fossero due mondi lontani dimenticando che, al contrario, sono continuamente in relazione tra loro.
Forse, in un’epoca in cui si è tutti troppo di corsa per potersi ascoltare, è importante fare chiarezza rispetto al significato del termine psicosomatica.
La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la mente ed il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma (corpo), occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita sul corpo e le sue affezioni.
Un tempo per disturbo psicosomatico si intendeva solo una malattia organica per la quale non si riusciva a trovare una causa (quasi a dire che un disturbo psicosomatico era un disturbo “inventato”).
Con lo sviluppo delle ricerche che hanno posto in relazione le emozioni ed il corpo, attraverso le variazioni del rilascio di ormoni e neurotrasmettitori (dimostrando un legame “materiale” tra i due mondi), la psicosomatica ha assunto il ruolo della scienza che guarda all’essere umano come un tutto unitario, in cui la malattia può comparire sia come sintomo organico che come sintomo psicologico.
Si può, quindi, sostenere che le malattie psicosomatiche sono quelle che mettono in atto uno dei meccanismi di difesa più arcaico, esprimendo il disagio psichico attraverso il corpo, poiché l’ansia, la sofferenza, le emozioni, sono troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, perciò non trovano una migliore via di scarico immediata che il corpo.
Nelle persone affette da un disturbo psicosomatico, quindi, il disagio psicologico e le emozioni sono presenti, ma non vengono percepite oppure vengono percepite e non espresse perché manca la capacità di espressione simbolica, manca uno spazio mentale in cui sentire il mondo emotivo in maniera analitica.
Si tratta di persone che hanno una organizzazione del pensiero molto ricca di cose concrete, ma povera di espressione delle emozioni, come se sapessero guardare facilmente attorno a se ma senza riuscire o volere guardare dentro di se; a volte, sono in grado di guardarsi dentro ed ascoltarsi ma rimane l’incapacità di esprimere verbalmente il mondo interno.
In un mondo sempre più tecnologico, sono tante le persone che difficilmente riferiscono sentimenti di rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione, non perché non provino tali emozioni, ma perché sono totalmente in difficoltà nel far emergere il loro mondo interno. Tutte le loro capacità difensive, infatti, tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di “distruggere” il proprio corpo.
Perciò i cosiddetti “pazienti psicosomatici” tendono a non essere mai soddisfatti della diagnosi (solitamente restituita dal proprio Medico di Medicina Generale) fino a quando non accettano di affrontare il problema con l’aiuto di uno specialista che gli permetta di individuare e risolvere i meccanismi psichici fallimentari.
I disturbi psicosomatici, quindi, per la loro natura, devono essere affrontati sul duplice fronte: psichico e fisico.
I farmaci possono essere necessari per attenuare i sintomi della malattia fisica, mentre la terapia psicologica è indispensabile per comprendere le radici di essa e risolvere le cause profonde.
Si tratta di un percorso articolato attraverso il quale si deve cogliere cosa sta cercando di dirci la psiche con quel sintomo ed imparare ad esprimere meglio le proprie emozioni, in modo che non tornino più ad esprimersi attraverso il corpo in maniera dannosa sul piano fisico.

Dr.ssa Graziana De Palma
Psicologa – Psicoterapeuta
Specializzata in dipendenze patologiche (sostanze stupefacenti, alcol, cibo …)
www.grazianadepalma.it


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Sono intollerante a qualche alimento?

Sono intollerante a qualche alimento?

…come capire da soli se siamo intolleranti ad una alimento o bevanda.
Le intolleranze si possono manifestare in qualunque momento della vita o non manifestarsi mai. Spesso è facile individuarle da soli, perché con l’assunzione di un cibo o bevanda abbiamo una reazione immediata come dolori addominali crampi gonfiore importante
Sentiamo molto parlare di intolleranze e di allergie alimentari, a volte confondendole tra loro.
Chiariamo cosa siano le une e le altre.
Una intolleranza alimentare è una reazione avversa dell’organismo ad un alimento o bevanda che esso non riesce ad “accettare”, dando quindi sintomi fastidiosi e dolorosi come, per esempio, dolori addominaligonfiore, diarrea.
Nell’intolleranza  non vi è una risposta dell’organismo a livello immunitario,  ma solo a livello metabolico.
Tra le intolleranze più comuni in Italia c’è quella al lattosio (la più diffusa in assoluto), dovuta alla carenza dell’enzima che scinde questo zucchero del latte, con conseguente difficoltà a digerire latte e latticini freschi; ne soffre circa il 60-70% della popolazione.
Molto diffusa anche quella al glutine  (celiachia), per la quale esiste un test scientificamente attendibile; in caso di risultato positivo, i cibi con glutine (presente in  frumento, orzo, farro, segale, kamut, sorgo, spelta, triticale, e tutti i cibi fatti con questi cereali)  vanno sostituiti con quelli che ne sono privi.
Vi sono poi intolleranze ad additivi come solfiti, glutammato, reazioni ad alcool, caffeina, e intolleranze ereditarie particolarmente gravi, favismo e intolleranza al fruttosio.
Tutte le intolleranze si possono manifestare a qualunque età, oppure non manifestarsi mai.
Inoltre, non sempre l’intolleranza viene percepita; infatti, in alcuni soggetti, bere o mangiare piccole quantità di un cibo al quale il proprio organismo è intollerante può non dare alcun sintomo per anni.
Ecco perché ci capita sentire di persone che hanno sempre mangiato certi cibi/bevande e che, ad un certo punto, hanno iniziato ad avvertire fastidi e sintomi legati a questi prodotti.
Una allergia alimentare, invece, è una reazione dell’organismo, causata da un alimento, che scatena una risposta a livello immunologico. Il corpo dà una risposta immunitaria alterata verso una sostanza perché viene scambiata come “nemica”, con produzione di anticorpi.
Tra le più comuni allergie alimentari in Italia vi sono quelle a: latte vaccino, pesce, frutta secca, uova, crostacei, sesamo.
Anche se è difficile stabilire la reale diffusione di intolleranze e allergie in Italia, secondo alcune statistiche vi sarebbero circa 7,5 % di bambini e 2% di adulti intolleranti; 0,5-1% di persone allergiche.

Dr.ssa Cristina Pari


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Come ci si può prendere cura di se in maniera Piacevole?!?

Come ci si può prendere cura di se in maniera Piacevole?!?

Il segreto è … Ascoltarsi per essere Consapevoli di se stessi!
L’ascolto di se, delle proprie emozioni e sensazioni, consente il raggiungimento di un equilibrio psico emotivo che induce a prendersi cura di se stessi a 360 gradi (vita personale, professionale, sociale ecc…).
Se parliamo di salute: sappiamo bene che un sano e corretto stile di vita è alla base del benessere psico fisico; ma sappiamo in che cosa consiste davvero un sano e corretto stile di vita”?
Alimentazione ed attività fisica sono fondamentali per il proprio benessere, ma senza una buona predisposizione mentale non si riesce a seguire una sana alimentazione ed a svolgere regolarmente attività fisica con piacere; bensì, si rischia di vivere tutto ciò come se fosse una fatica. Di conseguenza, le diete dimagranti falliscono e tuta e scarpette finiscono in garage!

Oggi parliamo di Psico nutrizione come approccio olistico ed interdisciplinare; in quanto è proprio cominciando a lavorare con la nostra stessa psiche che possiamo aprirci ad una corretta alimentazione, regolare attività fisica e, quindi, ad un nuovo e sano stile di vita.
Di seguito, qualche semplice suggerimento per vivere con piacere la ricerca ed il raggiungimento di un buon equilibrio psico fisico; le indicazioni sono efficaci solo se si riesce a farle proprie per Se Stessi!!!

  • Ascoltarsi per imparare a riconoscere la fame fisiologica e distinguerla dalla fame psicologica/emotiva;
  • Riconoscere la sazietà organica e fermarsi di fronte al “mi sento pieno!”;
  • Ricordare che non bisogna mangiare per abitudine o per placare gli stati d’animo negativi (i quali richiedono un lavoro psicologico con l’aiuto di esperti), ma per nutrire il proprio corpo e la propria mente in modo sano;
  • Nei momenti di noia, solitudine e/o malessere interiore (invece di cercare “consolazione” nel cibo) è piacevole “concedersi” una passeggiata all’aria aperta per coccolarsi in maniera sana;
  • Tutto ciò induce ad una maggiore consapevolezza di se stessi, dando spazio, lentamente e con piacere, ad un Nuovo Equilibrio Psico Fisico!

Dr.ssa Graziana De Palma


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Psicologa – Psicoterapeuta
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