La Chirurgia Bariatrica

La Chirurgia Bariatrica

La chirurgia bariatrica consiste in un insieme di procedure che promuovono la perdita di peso attraverso la riduzione dell’assunzione e/o l’assorbimento degli alimenti. Per poter accedere all’intervento il paziente deve essere fortemente determinato ad attenersi a rigorose linee-guida alimentari ed a svolgere una regolare attività fisica dopo l’intervento. Inoltre, deve accettare di impegnarsi a lungo termine anche per il follow-up psicologico e nutrizionale ed il trattamento medico post-operatorio.
Questi comportamenti sono indispensabili per mantenere i risultati ottenuti con la chirurgia bariatrica.
Subito dopo l’intervento chirurgico bariatrico, il paziente è limitato ad una dieta liquida, che comprende alimenti come brodo o passati o succhi diluiti. Questa linea è adottata fino al recupero completo del tratto gastrointestinale dall’operazione. Nelle fasi successive, il paziente è “costretto” ad assumere solo modeste quantità di cibo, poiché se supera la capacità contenitiva dello stomaco può sperimentare nausea, cefalea, vomito, diarrea, disfagia ecc.
Le restrizioni alimentari dipendono in parte dal tipo di intervento chirurgico. Molti pazienti, ad esempio, avranno bisogno di assumere integratori a vita, per compensare il ridotto assorbimento di nutrienti essenziali.
Attualmente, la chirurgia bariatrica rappresenta un’opzione idonea per i pazienti che:
Presentano una grave obesità;
Non sono riusciti ad ottenere risultati efficaci con un programma alimentare controllato;
Presentano patologie associate, come ipertensione, ridotta tolleranza al glucosio, diabete mellito, iperlipidemia e apnea ostruttiva del sonno;
Presentano un IMC (Indice di massa corporea) > 40 (obesità di III° classe/gravissima);
Presentano IMC > 35 (obesità di II° classe/grave), associato ad almeno una condizione patologica connessa all’obesità in grado di migliorare con la perdita di peso.

Classificazione delle procedure chirurgiche
Le procedure bariatriche possono essere raggruppate in tre categorie principali:
Interventi malassorbitivi
Le procedure chirurgiche malassorbitive riducono l’assorbimento del cibo. Comportano una riduzione irreversibile delle dimensioni dello stomaco e la loro efficacia deriva principalmente dalla creazione di una condizione fisiologica: la cavità gastrica viene collegata alla parte terminale dell’intestino tenue, con conseguente limitazione dell’assorbimento di calorie e nutrienti. Appartengono a questa tipologia:
Diversione biliopancreatica (forma più ampia di bypass gastrico, con la tasca gastrica unita all’ileo. Produce il malassorbimento più estremo);
By-pass digiuno-ileale.

Procedure restrittive
Gli interventi di tipo gastrorestrittivo limitano l’introduzione del cibo mediante una prevalente azione meccanica. Si basano sulla formazione di una piccola tasca gastrica nella parte superiore dello stomaco, che limita il volume gastrico e lascia il canale alimentare in continuità attraverso un orifizio stretto e non dilatabile. Le procedure restrittive agiscono per ridurre la quantità di cibo assunta per via orale. Appartengono a questa tipologia:
Bendaggio gastrico regolabile;
Gastroplastica verticale;
Sleeve gastrectomy (gastrectomia verticale parziale).

Interventi misti
Le procedure bariatriche miste applicano contemporaneamente entrambe le tecniche, come nel caso del bypass gastrico o del mini bypass gastrico o della sleeve gastrectomy con switch duodenale.

Complicanze:
Lo scopo della chirurgia bariatrica è di ridurre il rischio di malattia o morte associato all’obesità.
In generale, le procedure malassorbitive inducono una maggiore perdita di peso rispetto alle procedure restrittive, tuttavia presentano un profilo di rischio più elevato.
Nel postoperatorio, alcune complicanze a breve termine (entro 6 settimane dall’intervento) possono includere emorragie, infezione delle ferite chirurgiche, occlusione intestinale, nausea e vomito (dovuti ad eccesso di cibo o a stenosi nel sito chirurgico).
Altri problemi che possono manifestarsi sono relativi alle carenze di sostanze nutritive, tipiche dei soggetti sottoposti a procedure bariatriche malassorbitive che non assumono vitamine e minerali.

Bibliografia:
B. L., C. M. R., L. C., M. F., S. S.¸Suggerimenti per la valutazione psicologico-psichiatrica del paziente obeso  candidato alla chirurgia bariatrica, Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche
G. G., Obesità e Chirurgia bariatrica, state of mind
sicob.org/00_materiali/attivita_linee_guida.pdf
my-personaltrainer.it/salute-benessere/chirurgia-bariatrica.html
endocrinologiaoggi.it/2011/06/terapia-chirurgica-dellobesita
pazienti.it/malattie/obesita
chirurgiaobesi.it/bendaggio-gastrico.html


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Obesità, Dimagrimento e Narcisismo

Obesità, Dimagrimento e Narcisismo

Qualche volta, può sembrare che quasi all’improvviso siano diventate persone felici, che ci sanno fare con tutti, che piacciono e riscuotono grande successo, come se non avessero più alcuna fragilità; eppure le fragilità sono presenti in tutti noi essere umani. Questo essere sempre al centro della ribalta, in effetti, potrebbe essere anche la spia di una profonda insicurezza esistenziale che porta a desiderare l’attenzione degli altri quasi come una vera ossessione.
Si tratta di persone che, successivamente ad un importante dimagrimento, cominciano ad apparire particolarmente egocentriche. Non si tratta necessariamente di persone affette da disturbo di personalità narcisista, ma di tutti coloro che non riescono a vedersi se non al centro di un’immagine di grandiosa apparenza (per nascondere qualche insicurezza).
Nel caso specifico di persone affette da obesità, e che vivono un evidente calo ponderale, si tratta del profondo bisogno di essere riconosciute come persone “nuove”; finalmente, non provano più quel sentimento di vergogna che troppe volte è stato causa di chiusura in se stessi, emarginazione, stati ansioso depressivi, invalidanti per la gestione della vita quotidiana per molto, troppo tempo. Sembra che una persona, intimamente, continui a non piacersi e non stimarsi, spesso solo perché non si conosce abbastanza e si colpevolizza per il suo stato di obesità che lo ha accompagnato fino a qualche mese prima. Per compensare questa insicurezza, che rimane anche dopo il dimagrimento, vuole piacere e conquistare, a tutti i costi, per ottenere così conferme del proprio valore.
Accade di ritrovarsi in compagnia ed osservare la tendenza a monopolizzare la serata, a colpi di battute brillanti, verso un pubblico da sedurre e dal quale ottenere conferme, emerge il voler dare una eccezionale immagine di sé. Inizialmente prende spazio un tratto di personalità appagante per chi lo vive e seducente per chi gli sta intorno. Ma, con il tempo, questa può logorare le relazioni intime e sociali, lasciando lo stesso senso di frustrazione e solitudine vissuto, quasi come costante, negli anni di obesità. Perciò, per dimagrire in maniera sana, è importante affidarsi a percorsi di psico nutrizione e/o chirurgia bariatrica con professionisti specializzati, affinché il processo di dimagrimento venga vissuto in maniera graduale e cercando, il più possibile, di dare spazio ad un sano equilibrio psico fisico.

Dr.ssa Graziana De Palma
Psicologa – Psicoterapeuta
Specializzata in dipendenze patologiche (sostanze stupefacenti, alcol, cibo …)
www.grazianadepalma.it


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Bisogno energetico giornaliero

Bisogno energetico giornaliero

Il bisogno energetico giornaliero di una persona è la quantità di energia (quindi di calorie da introdurre con l’alimentazione) che le occorre ogni giorno per pareggiare la spesa energetica giornaliera.
Sul bisogno energetico incidono l’attività fisica, le abitudini alimentari, il metabolismo basale.
Per valutare qual è il fabbisogno energetico di un individuo si usano calcoli che tengono conto della stima del metabolismo basale di quella persona e di una attenta valutazione delle abitudini alimentari e di stile di vita della persona.
Il bisogno calorico giornaliero è ottenuto come multiplo del Metabolismo Basale in base a sesso, età, fattori genetici, tipo e intensità di attività fisica, e rapportato al peso desiderabile per quella persona.
Si ottiene così la quantità di energia che si dovrebbe introdurre ogni giorno per uguagliare l’energia che si spende, e mantenere o arrivare così ad un peso sano.


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Il Metabolismo di Base

Il Metabolismo di Base

Il Metabolismo di Base come chiave per il dimagrimento?
Il Metabolismo di Base (MB) è il dispendio di energia (ovvero di calorie) a riposo psico-fisico e a digiuno da almeno 12 ore, del nostro organismo per compiere le normali attività cellulari.
In una persona adulta sana, il MB incide per circa il 65-75% sulla spesa di calorie giornaliera; certo non è poco, significa che, se una persona assume 2000 kcal/giorno, incide per 1300-1500kcal.
Questi valori sono influenzati, oltre che da età, sesso, fattori genetici, soprattutto dalla attività della massa magra (che non è solo il muscolo!) fino all’80%.
Ma è davvero importante, nel tentativo di perdere peso, cercare qualche rimedio (integratori o altro) che possa aumentare il MB? No!
In realtà, infatti, la quota di incidenza del consumo basale tra una persona sedentaria ed una attiva non varia (abbiamo detto che si aggira tra il 65 e il 75% della spesa calorica giornaliera).
Varia invece il valore sul quale viene calcolata questa quota: la persona sedentaria ha un bisogno giornaliero di calorie inferiore a quella attiva!
Quindi ciò su cui concentrarsi per poter perdere peso non è scovare qualche rimedio miracoloso per alzare il MB, ma aumentare il dispendio energetico totale!
Una regolare attività fisica porta ad un maggiore dispendio di calorie ogni giorno, ad una maggiore attività delle cellule (con un aumento della quota di incidenza del MB da 65 verso 75%), ad un maggior consumo delle “scorte di energia” (tessuto adiposo…).
Insomma… vita attiva, movimento, sport!


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Dieta Mediterranea in Chirurgia Bariatr.

Dieta Mediterranea in Chirurgia Bariatr.

Noi italiani, come gli altri abitanti di paesi del bacino mediterraneo, dovremmo essere paladini di quella che viene chiamata “alimentazione mediterranea”, e che ormai viene riconosciuta in tutto il mondo come stile alimentare capace di prevenire patologie croniche, come l’obesità, legate al benessere e alla sedentarietà.
Ci stiamo invece allontanando dalle nostre sane radici, siamo sempre più influenzati da mode alimentari, e schiacciati da uno stile di vita frenetico, in cui la velocità è arrivata anche in tavola (fast food, ovvero cibi veloci, da mangiare in pochi bocconi, magari in auto o mentre si sta al pc).
In cosa consiste la dieta mediterranea?
La giornata alimentare, anche per chi si è sottoposto ad un intervento di chirurgia bariatrica, dovrebbe essere composta principalmente da cereali (grano, riso, orzo, farro…), patate, sostituti secchi del pane (grissini, fette biscottate, biscotti secchi, …), verdure frutta di stagione e legumi, opportunamente sbucciati o pelati nel caso di persone con bendaggio gastrico, più volte al giorno; carni bianche pesce più volte a settimana; carni rosse o affettati e uova con minore frequenza.
Come condimento, sempre olio extra vergine di oliva usato crudo; invece del sale, spezie e erbe aromatiche (basilico menta peperoncino e chi più ne ha più ne metta!).
Dolci solo per occasioni particolari (come dovrebbe essere!).
La bevanda principale è l’acqua.
Se ci si è sottoposti a chirurgia bariatrica è bene ricordare di bere durante la giornata e anche prima di mangiare, ma di non farlo durante il pasto e per un’ora circa dopo pasto in particolare per chi è portatore di bendaggio gastrico.
Sempre vietate le bevande gassate, anche per altri interventi (mini by pass gastrico, by pass gastrico, sleeve gastrectomy,…)
Quindi…
Cerchiamo di tornare a cibi semplici, evitando il più possibile quelli elaborati, raffinati, industriali, precotti, ecc…; nel bere, evitiamo le bevande confezionate dolcificate, gassate, i superalcolici, i drinks, e preferiamo invece acqua da alternare a tisane o infusi fatti in casa dei gusti a noi più graditi (the, karkadè, ecc..), da gustare caldi d’inverno, freddi in estate.


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Post intervento Chirurgia Bariatrica

Post intervento Chirurgia Bariatrica

I più comuni interventi di chirurgia bariatrica eseguiti oggi sono il bendaggio gastrico regolabile, il bypass gastrico (più spesso nella versione mini bypass gastrico) e la sleeve gastrectomy.
La diversione biliopancreatica invece non è più comunemente praticata per via delle importanti complicanze di malassorbimento di sostanze nutritive.
Dopo una fase comune a tutti gli interventi di alimentazione semi-liquida, semi-solida, si torna infine ad una alimentazione solida.
A seconda dell’intervento fatto, possono presentarsi sintomi diversi e non presenti in tutte le persone (sensazione di nausea, vomito, calo dell’appetito, costipazione, episodi di dumping syndrome,..).
A seconda del tipo di intervento, si possono avere cambiamenti nel gusto del cibo e delle bevande, nell’olfatto, …
Dopo interventi come il bypass o il min bypass gastrico vi possono essere inoltre carenze nutrizionali (come vitamine del gruppo B, vitamina D, acido folico, ferro, calcio, ecc…).
Ecco perché affidarsi ad una equipe che lavora con la chirurgia bariatrica e segue le Linee Guida nazionali della S.I.C.Ob. (Società Italiana della Chirurgia dell’Obesità) è di fondamentale importanza per raggiungere un peso sano e mantenerlo a lungo termine, evitando di incorrere in complicanze anche gravi.
Il chirurgo effettua regolari controlli, anche radiologici, e indica quando necessaria l’assunzione di supplementi (integratori), nelle varie fasi dopo l’intervento, a seconda dell’andamento degli esami ematici che vengono richiesti.
Lo psicologo e il dietista seguono il paziente nel tempo, a supporto dei numerosi cambiamenti (alimentari, psicologici, emotivi,…) in seguito all’intervento.
Per tutti i pazienti sottoposti ad uno di questi interventi, bisogna sempre ricordare di:
Non saltare mai i pasti indicati;
Mangiare cibi sani e nutrienti (cereali, frutta e verdure di stagione, legumi, carni pesci formaggi, uova) evitare cibi malsani e non nutrienti come fast food, cibi industriali, prodotti precotti, dolciumi, snack,…;
Bere molta acqua durante la giornata a piccoli sorsi;
Tagliare il cibo a piccoli pezzi nel piatto e masticare a lungo il boccone prima di deglutire.


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Primavera, che ansia!

Primavera, che ansia!

Arriva la primavera, le giornate si allungano ed aumenta anche il desiderio di stare all’aperto!
Tuttavia, si fanno sentire anche i fastidi del cambio di stagione: ansia, irrequietezza, stanchezza, insonnia, sbalzi di umore, diminuzione dell’attenzione e della concentrazione, nervosismo, problemi respiratori e sindromi depressive. Esiste, infatti, un diretto e proporzionale legame tra benessere e/o malessere psicofisico ed i molteplici cambiamenti di clima e temperatura.
Per molte persone la primavera porta con sé anche l’ansia: il cambiamento di stagione comporta modifiche climatiche che influenzano mente e corpo, i quali si esprimono attraverso sintomi psicologici e fisici. Spesso si tratta dell’acutizzarsi di disturbi preesistenti che agevola la comparsa dell’ansia per motivi di diversa natura.
La persona tendenzialmente ansiosa tende a cercare costantemente un equilibrio che le consenta di restare il più possibile indisturbata e tranquilla; equilibrio che, di solito, raggiunge evitando il più possibile le novità, i cambiamenti, gli stimoli che richiedano un riadattamento.
In primavera il clima diviene instabile e questo mette a dura prova l’equilibrio della persona ansiosa che deve riadattarsi, continuamente, a condizioni che mutano; tali mutamenti possono innescare reazioni ansiose, soprattutto nelle persone particolarmente attente al proprio corpo ed alle sensazioni fisiche che esso trasmette. Inoltre, dal punto di vista psicobiologico, le variazioni di temperatura e luminosità incidono sui livelli di serotonina e melatonina prodotte dall’organismo influenzando sonno ed umore, con aumento di insonnia ed irritabilità, in alcuni casi, anche con l’insorgere di uno “stato depressivo primaverile”. L’organismo produce anche più cortisolo (l’ormone dello stress) per affrontare le giornate, che diventano più lunghe, con il risultato che i soggetti più sensibili agli stimoli climatici ne producano in eccesso sentendosi poi tesi e stanchi anche per via dell’effetto eccitante di questo ormone.
Possono comparire, quindi, mal di testa, ansia, irrequietezza, eccessiva stanchezza, stress, nervosismo, difficoltà cognitive, insonnia, sonno disturbato, tensione, agitazione psicomotoria, apatia, depressione, sbalzi d’umore. In Italia si stima che una persona su 4 viva tali problematiche e disturbi a causa degli sbalzi climatici, e che tre individui su 10 subiscano i medesimi sintomi al passaggio da una stagione all’altra.
È importante non sottovalutare il fatto che una parte del malessere dipenda anche da ciò che accade nel proprio corpo, oltre che nella propria mente.

Drssa Graziana De Palma
www.grazianadepalma.it


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Lo zucchero fa male?!

Lo zucchero fa male?!

Lo zucchero si ricava per estrazione dalla barbabietola da zucchero o dalla canna da zucchero.
Lo zucchero grezzo (che si ricava sia dalla canna da zucchero che dalla barbabietola) è semplicemente uno zucchero non totalmente raffinato.

Lo zucchero bianco
Lo zucchero bianco si ricava dalla barbabietola da zucchero, dalla quale, mediante diversi passaggi a livello industriale, si ricava uno zucchero grezzo di colore giallo brunastro.
Questo zucchero grezzo viene poi raffinato fino ad ottenere lo “zucchero di barbabietola”, bianco e dolcissimo, che tutti conosciamo.
Il processo di produzione dello zucchero bianco è lungo e complesso, e prevede lavorazioni intensive che utilizzano diversi reagenti chimici che permettono di separare e concentrare le sostanze zuccherine (saccarosio) presenti nell’estratto di radice di barbabietola.
Il risultato finale è saccarosio quasi in purezza.
A causa delle intensive lavorazioni a cui è sottoposto, lo zucchero bianco è privo degli elementi nutritivi come vitamine, enzimi, sali minerali presenti in origine nella radice della barbabietola.
Molte persone sostengono che sia addirittura un alimento dannoso per l’organismo.
L’aspetto del quale preoccuparsi maggiormente è l’eventuale presenza di residui di sostanze chimiche utilizzate durante la lavorazione industriale. Su questo potenziale problema non esistono informazioni certe a riguardo, ma i severi controlli della legislazione italiana dovrebbero tranquillizzare chi fa uso di zucchero bianco.

Lo zucchero di canna
Lo zucchero di canna è ottenuto da una pianta di origine tropicale, la canna da zucchero.
A maturazione raggiunta, le canne vengono tagliate e macinate; il succo ottenuto viene raccolto e concentrato mediante l’utilizzo del calore.
Esistono due tipi principali di zucchero di canna, lo zucchero grezzo e quello integrale.
Il più diffuso è lo zucchero grezzo, dall’aspetto granuloso con cristalli di forma regolare e di colore beige tendente al dorato. È ottenuto dall’estratto di canna da zucchero opportunamente trattato e raffinato.

Meno diffuso è lo zucchero di canna integrale.
A differenza di quanto si è portati a credere, lo zucchero di canna non è necessariamente sinonimo di prodotto integrale (e “salutare”), a meno che non sia specificato “integrale”.
È molto facile distinguere fra uno zucchero grezzo ed uno integrale, se non si può consultare la confezione: mentre quello grezzo presenta cristalli di dimensioni regolari ed uniformi, lo zucchero di canna integrale presenta granuli di dimensione variabile, irregolare ed è inoltre caratterizzato da profumo, colore ed aroma intensi e caratteristici.
Quello che cambia fra zucchero bianco e zucchero di canna grezzo è la quantità di minerali e vitamine, che è maggiore nello zucchero di canna grezzo per via dei processi di raffinazione più blandi cui esso è sottoposto. Ad esempio la quantità di calcio è di 56 milligrammi/100 g di zucchero di canna contro 1 milligrammo dello zucchero bianco, oppure la quantità di provitamina A dello zucchero di canna di 4mg mentre è assente in quello bianco. Nello zucchero grezzo di canna sono presenti quantità rilevabili anche di potassio, ferro, sodio e manganese, così come modeste quantità di vitamine del gruppo B e vitamina PP.
Tuttavia, anche se è vero che questi elementi nutritivi sono effettivamente più abbondanti nello zucchero di canna grezzo, è anche vero che lo zucchero non è, e non deve essere, la fonte principale di approvvigionamento di questi elementi indispensabili per la nostra salute.
Le maggiori fonti di vitamine e minerali della nostra alimentazione sono frutta, verdura, acqua: un’alimentazione corretta e bilanciata non si basa certo sull’apporto di quegli elementi contenuti nello zucchero, che sono assolutamente trascurabili.
I potenziali (e, spesso, reali) danni sono dovuti a tutti quegli zuccheri semplici che assumiamo quotidianamente senza accorgercene, perchè presenti nei cibi e nelle bevande che abbiamo in dispensa: dolciumi, gelati, snack, caramelle, merendine, bibite gassate, succhi di frutta e così via.
In questi alimenti sono contenute quantità elevate di zuccheri, ed è proprio qui che andrebbe ricercata la tutela della propria salute.

Dott.ssa Cristina Pari dietista


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Quale attività fisica per perdere peso?

Quale attività fisica per perdere peso?

Lo stile di vita attivo che tutti dovremmo perseguire è quello che integra l’attività fisica nella nostra quotidianità.
Esistono linee guida per la pratica di attività fisica, specifiche per età e particolari condizioni di vita e di salute (gravidanza, disabilità, …).
Ad esempio, per bambini e adolescenti si raccomanda almeno 1 ora di attività fisica al giorno e le attività dovrebbero comprendere esercizi aerobici e di potenziamento muscolare e osseo.
Quest’ultime infatti esercitano una forza sull’osso in grado di promuoverne la crescita ed il rafforzamento. Alcuni esempi sono: corsa, salto della corda, basket, tennis, ecc., che sono anche attività aerobiche.
Per gli adulti sani fino ai 65 anni si raccomanda la pratica di almeno 30 minuti di attività fisica aerobica moderata per 5 giorni alla settimana (almeno 150 minuti) o almeno 20 minuti di attività intensa per 3 giorni alla settimana (almeno 75 minuti).
Un’attività fisica regolare aerobica, ad esempio 30 minuti al giorno, oltre ad aumentare l’efficienza cardiocircolatoria e respiratoria, apporta numerosi effetti positivi sulla salute fisica e mentale.

BENEFICI FISICI
Rallenta l’invecchiamento di ossa e cartilagini, ne aumenta la resistenza, si riduce il rischio di fratture
Migliora la forza muscolare, l’elasticità e la potenza dei legamenti articolari
Migliora la postura e la capacità di assumere atteggiamenti più corretti, quindi si attenuano dolori derivanti da posture errate
Migliora la destrezza motoria e l’efficienza del sistema nervoso in genere
Aumenta la resistenza cardiaca e coronarica; migliora l’irrorazione sanguigna periferica e viene facilitato il ritorno venoso (durante la camminata la pianta del piede viene sottoposta ad un continuo massaggio che stimola la circolazione venosa).
La pressione tende a normalizzarsi
Aumenta la capacità polmonare
Aiuta a prevenire o ridurre obesità e sovrappeso
Si rinforzano il sistema immunitario ed il sistema endocrino
Si riducono i livelli di colesterolo
, in particolare quello cattivo (LDL)

BENEFICI PSICOLOGICI
Aumenta la resistenza agli stress ambientali
Migliora la stabilità emotiva
: la produzione di endorfine abbassa notevolmente le tensioni psichiche legate ad ansia e depressione
Migliora l’autostima e rende più disponibili verso l’ambiente sociale
Favorisce la socializzazione

PER INIZIARE UNA ATTIVITÀ FISICA

  • Usa calzature comode, bene allacciate, che avvolgano bene il piede, e con una suola elastica per attutire il contatto del tallone al suolo.
  • Occhio alla postura: testa eretta, sguardo in avanti, busto verticale, spalle rilassate e braccia che oscillano liberamente in modo coordinato agli arti inferiori
  • Programma le volte che intendi fare attività fisica nella settimana.
  • Usa un diario per annotare quanto cammini ogni giorno e valutare i tuoi progressi: puoi contare il tempo o utilizzare un contapassi.
  • Comincia gradualmente, con 5/10 minuti e aumenta il tempo ogni settimana di 5 minuti fino a d arrivare a camminare almeno 30/45 minuti la maggior parte dei giorni della settimana. Aumenta progressivamente anche l’andatura: prima lenta poi sempre più veloce.
  • Nei limiti consentiti scegli percorsi in ambienti sicuri e poco inquinati.


N.B:
RICORDA!!!
per Attività moderata si intende quando aumenta la frequenza cardiaca, il respiro si fa più veloce ma permette di mantenere una conversazione, aumenta il senso di calore con leggera sudorazione.
per Attività intensa si intende quando il battito cardiaco e la respirazione aumentano la frequenza, aumenta la sudorazione e non è possibile sostenere una conversazione.

Chi desidera dimagrire deve tenere presente che:
A bassa velocità (60-70% della massima frequenza cardiaca), quindi con una attività fisica moderata l’organismo tende a consumare una miscela di zuccheri e grassi.
A velocità superiori (quindi con una attività fisica intensa) la fonte energetica è data quasi esclusivamente dagli zuccheri e la durata dell’allenamento di solito è minore (più il lavoro è intenso e più richiede pause lunghe di recupero).
Ma è soprattutto la soglia del metabolismo a determinare una maggiore efficacia dell’attività fisica prolungata a bassa intensità rispetto a quella con intensità più elevata. Infatti con una attività fisica moderata ma prolungata la soglia del metabolismo resta elevata per molto tempo anche dopo la sospensione dell’allenamento.
Non è la velocità di esecuzione che porta ad un maggior consumo calorico ma il lavoro totale.
Dunque è preferibile svolgere un’attività poco impegnativa ma prolungata (almeno 45-60 minuti) piuttosto che un’attività intensa e breve.


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Ha senso evitare pane e pasta per perdere peso?

Ha senso evitare pane e pasta per perdere peso?

Molte diete drastiche consistono nell’evitare i carboidrati (come pane, pasta e altri amidacei come le patate…) per un certo periodo di tempo; il rapido  calo di peso entusiasma le perosne, ma è davvero un buon dimagrimento…?
Perdere peso in modo sano
Il business delle diete è cresciuto moltissimo negli ultimi decenni, sostenuto dal desiderio delle persone di perdere peso in fretta e con meno fatica possibile.
Molte persone per questo si affidano a regimi alimentari drastici, squilibrati, a volte associati ad  integratori o prodotti dai costi anche importanti, sperando di perdere peso senza andare alla radice delle motivazioni che lo hanno portato ad aumentare nel tempo (stili di vita poco sani, sedentarietà, abitudine a saltare i pasti, mangiare in eccesso fuori pasto o sgranocchia durante il giorno…).
Buona parte delle “diete” malsane si basano sulla privazione di carboidrati (o amidi, come pane, pasta e altri amidacei come le patate…) per un certo periodo di tempo.
Vedendo scendere velocemente l’ago della bilancia, le persone si entusiasmano, ma accade sempre che col tempo si riguadagni il peso perso,  e anche con gli interessi.
Perdere peso velocemente, con regimi drastici e privativi, non solo non è salutare, ma porta spesso all’instaurarsi di quello che viene chiamato “effetto yo-yo”, ovvero il passare ciclicamente da un dimagrimento ad un aumento di peso e così via, cosa alquanto deprimente e frustrante a lungo termine.
In realtà, una alimentazione adeguata al proprio stile di vita ma completa dei tre princìpi nutritivi fondamentali (carboidrati, proteine, grassi) consentirebbe di perdere peso in maniera sana e di mantenere un peso sano nel tempo!
La perdita di peso che corrisponde al vero dimagrimento, infatti, è quella che avviene in maniera lenta, sostenuta da una regolare e moderata attività fisica (per esempio, camminare ogni giorno 30’ o a giorni alterni per 45-60’).
Un buon dimagrimento per una donna è di circa 0,5 kg a settimana (dunque 2kg al mese)!
In questo modo, il corpo brucia regolarmente i grassi di scorta del tessuto adiposo, e il tessuto muscolare viene mantenuto.

Dr.ssa Cristina Pari


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